La
"memoria"
Era
parroco del nostro paese Don Giuseppe Spagnoli alla fine degli anni ’50.
Un parroco già attivo vent’anni addietro nella consolazione dei
bisogni dei giovani con la costruzione dell’oratorio dedicato a San Giovanni
Bosco nel cortile adiacente la chiesa parrocchiale, come dell’impegno
per la vita dell’asilo infantile “Umberto I°”. E' interessante scoprire
le vicende che portarono alla costruzione di un’opera singolare, oggi
ancora esistente, di fronte al piccolo Santuario di San Rocco.
Di fronte alle necessità di alcune persone anziane del paese, in
primis la “Paolina”, (Paolina Centalmi 1902 - 1974) perpetua
di Don Spagnolli, nasce un’idea folgorante ed assolutamente nuova per
i tempi. Paola è sola, vecchia, e vive in estrema semplicità
per garantirsi un sollievo per gli anni della vecchiaia. La soluzione
più probabile per il suo futuro è un “ricovero”, all’Albesani
o all’Andreoli. Abita al Poggio in una modesta ma dignitosa casetta di
proprietà. Espone il suo problema al Parroco che ne parla alla
sua gente e nasce l’idea subito concretizzata.
La Parrocchia dispone ancora di vasti terreni agricoli ed urbani che le
garantiscono piccoli ma sicuri introiti; perché non metterne un
po’ a disposizione di un’opera che consenta ad anziani pressoché
autosufficienti di vivere gli ultimi giorni della loro vita accuditi da
persone del paese con le quali esiste una familiarità?
Detto, fatto! Paolina vende la sua casa e dona il ricavato al Parroco.
Un’altra donazione significativa arriva da Maria Santa Dallagiovanna.
Don Spagnolli compie un’opera di informazione e condivisione dell’idea
originale di provvedere agli anziani soli senza deleghe, ma con una gestione
partecipata e diretta della comunità sarmatese. Molti sarmatesi,
specie anziani, comprendono il valore e l’opportunità della proposta
che fanno loro e li rendono consapevoli e compartecipi.
Così, alla fine degli anni ’50 il “ricovero” di San Rocco prende
corpo e viene costruito proprio dinnanzi al Santuario dedicato al Santo
dei pellegrini, che Sarmato ha avuto l’onore e l’onere di accogliere nel
momento più triste e doloroso di sua vita. Quale migliore onorificenza
poteva essere donata al santo degli appestati se non quello di una casa
di carità per anziani soli?Le cose non vanno mai come noi vorremmo
ed avviene l’irreparabile, o quasi. Nel 1960 Don Spagnolli muore e solo
dopo la sua morte Paolina può esaudire il suo desiderio e, accudita
amorevolmente da diverse persone del paese, può trascorrere serenamente
gli ultimi mesi della sua vita nella nuova casa dove muore nel 1974. Insieme
a lei Maria Santa ed altre due donne che pagano un canone di affitto.
Dopo un breve periodo di amministrazione parrocchiale affidata alle cure
del curato Don Bruno Saccomanni, giunge il nuovo Parroco Don Bruno Sidoli,
a cui toccherà la pesante eredità del crollo della chiesa
parrocchiale e della sua ricostruzione che non potrà vedere. Muore,
infatti, nel 1974, mentre i problemi economici enormi passano in second’ordine
l’avanzamento dell’idea originaria sulla “casa ricovero”, che viene adibita
ad abitazione del parroco per lunghi anni anche per l’inagibilità
della casa canonica parrocchiale.
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