La
"TRADIZIONE"
Non
c’è tradizione senza memoria, ma, spesso, la tradizione è
orfana di memoria.
Le mescolanze culturali, contaminazioni, meticciati ecc., ecc., rischiano
di privarci di un bene fondamentale, la memoria appunto, che esprime i
caratteri e l’identità popolare di un paese.
Non è secondario, infine, che la perdita della memoria privi un
popolo anche delle “tradizioni”.
Che è una “tradizione, appunto, se non il rinnovamento della “memoria”,
ossia dei suoi valori più profondi e radicati, nel tempo e nel
luogo attuali di un vissuto di fede e di religiosità non banali
e non ritualistici?
Possiamo chiederci se a quasi 50 anni dalla sua costruzione non sia il
caso di riprendere il filo della speranza che la “casa ricovero” costituiva
per farne nuova speranza nel segno dei criteri e dei valori che l’avevano
fatta sorgere?
Possiamo
“trarre” un impegno ed un compito di “carità
diretta” e non delegata verso una realtà di bisogni sempre
più forti e difficili da esaudire?
Può essere la continuazione dell’idea originale, un frutto anticipato
del Concilio Vaticano II°, che chiede alla Chiesa di provvedere in
modo originale e personale alla cura delle persone più deboli e
bisognose della comunità?
Come dare una soddisfazione a quanti hanno contribuito in modo disinteressato
alla sua costruzione ma hanno visto annullato il loro intento, pur nella
fiducia verso la chiesa che non avrebbe mai dimenticato quell’obiettivo
originale?
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