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La "Magna Corte" oggi

Immagini della festa 2007Singolare festa quest'anno quella svoltasi ad Agazzino nella ariosa cornice della corte che fu degli Sforza - Confalonieri. Nata come festa patronale nel 2000, si è via via arricchita di motivi diversi che, però, hanno a che fare con la volontà di recuperare un patrimonio di generazioni ormai quasi scomparse. Patrimonio umano, religioso, di laboriosità e creatività che merita di essere ricordato e riproposto seppure adattato alle esigenze della modernità. La piccola località celebra ogni anno nella prima domenica di settembre la festa della "Madonna della consolazione" o "della cintura" di cui è ornata la B.Vergine. La chiesetta dai begli stucchi barocchi, con evidenti omaggi gesuitici, è il punto di partenza, benchè la comunità ormai sia ristretta a poche decine di persone. Ogni anno i "Vecchi Ricordi" rispolevrano qualcosa di nuovo dalle vecchie usanze, per ricordare ed omaggiare il lavoro dei campi che qui era sovrana legge di vita. Così, quest'anno, il "Tour dei vecchi trattori", ormai tradizione, è partito da Borgonovo, dalla "festa d'la chisola" per giungere ad Agazzino. E nel pomeriggio di domenica con i vecchi trattori (vedere per credere; ce n'è qualcuno di straordinario per la sua età) la prova di aratura del campo risoltasi felicemente. Non sono mancati gli ingredienti tipicamente gastronomici preparati dai cuochi della "Famiglia Alpina Sarmatese" e dosi generose di musica d ballo per le serate. Il tutto in bella vista anche nelle nostre pagine.

Galleria immagini tour trattori 2006
Galleria immagini della cuccgna
bullet VECCHI RICORDI 2005 - "Tour delle cascine con i vecchi trattori"
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VECCHI RICORDI 2004

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Vecchi ricordi sull'aia 2003 - Le immagini

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Storia dei vecchi trattori OM

bulletLa "Magna Corte" di oggi

 

Agazzino di Sarmato è una piccola borgata agricola situata sulla strada che dalla S.S. n. 10, all'altezza di Ponte Tidone, porta a Mottaziana sulla strada provinciale che da S.Nicolò porta a Borgonovo. Nel suo piccolo è lo spaccato, ben conservato, del mondo di un tempo non lontano con le sue usanze, costumi ed abitudini. Borgata di confine divisa com'è tra i comuni di Sarmato e Borgonovo, unita dall'unica parrocchia con la bella chiesa le cui origini note risalgono al 1575, come citato dalla visita del B.Paolo Burali, Vescovo di Piacenza. Evidentemente essa esisteva già in precedenza, come narrasi nel bel libretto "AGAZZINO, immagini, cronaca e storia di un paese" edito nel 1998 in occasione del cinquantesimo di parrocchialità di Don Giuseppe Bongiorni, ultimo parroco da poco defunto.L'iconografia presente nella chiesa e la storia del vicino palazzo, già proprietà degli SFORZA - CONFALONIERI di Borgonovo e poi degli Scotti di Sarmato, un tempo collegio dei gesuiti, depongono a favore della permanenza in loco di San Luigi Gonzaga durante il suo noviziato gesuitico.

Patrona del paese è Sant'Agata insieme con San Mauro, ma la festa patronale si celebra per l'appunto la prima domenica di settembre con la festa della "Madonna della cintura". Ma la vita di chiesa è anche il motivo dominante di tutta la sua storia prima e dopo l'avvento dello sviluppo industriale. Ed è stato il cemento che ha unito generazioni di persone alla propria terra sia negli anni della prosperità, sia in quelli dell'esodo e dell'abbandono.

Le foto presentate nel libretto raccontano di un paese vivo nel lavoro, nella vita delle famiglie contadine e di salariati agricoli come degli artigiani locali. Un paese dedito alla vita dei campi delle varie aziende ed al servizio degli strumenti ed attrezzature agricole. L'avvento della industrializzazione agricola ha spezzato gravemente questo mondo e ci ha lasciato dei ricordi, tanti: tristi e gioiosi insieme. A testimoniarlo è rimasto l'impianto urbano tipico della corte padana con il vasto palazzo padronale, la stalla con portico e fienile, le case dei salariati, la Chiesa, l'osteria e, soprattutto, la grande "aia" dove si accumulavano i prodotti dei campi per il loro trattamento ed immagazzinaggio: fieno, grano, paglia, mais, ecc..

E' giusto e doveroso "ricordare" e bene hanno fatto gli Alpini di Sarmato a raccogliere l'opportunità offerta dal gruppo di raccolta e restauro vecchie macchine agricole di "celebrare" questo ricordo nel luogo più appropriato del comune per conformazione, tradizioni e localizzazione. E' giusto e doveroso per rispetto ai nostri antenati che seppero costruire un mondo nuovo in zone un tempo boscose, incolte ed insalubri, creando a Sarmato e dintorni un'economia prospera e sana (per il tempo s'intende) che nel '500 fece aumentare gli abitanti di ben 500 unità. Ed anche Agazzino fruì delle innovazioni strutturali agricole diventando a sua volta un piccolo centro autonomo ma molto operoso. Fu l'impulso dei conti Scotti a creare un nuovo tipo di agricoltura basata sull'allevamento stanziale del bestiame, sostituendolo alla transumanza dei bergamini in soccida. Da qui la nascita delle stalle, dei caseifici che completavano l'agricoltura cerealicola fino ad allora prevalente. E da qui la crescita di un'economia mista agricola ed artigianale al servizio della prima. Fu un passo importantissimo che portò Sarmato al secondo posto per numero di animali allevato in provincia di Piacenza, superando addirittura C.S.Giovanni!

Poi arrivò l'industrializzazione ed una nuova rivoluzione negli anni '70, che d'un tratto spazzò via tutto o quasi. Prima le persone con l'inurbamento e l'emigrazione, già endemica ad inizio secolo scorso. Poi il territorio, con l'espianto delle colture foraggiere, delle alberature, della cerealicoltura e della molitura. Oggi osserviamo la desolazione, anticamera delle desertificazione, dei campi senza alberi, di un territorio ove la vista spazia per chilometri e ci mostra la centrale della Casella persino dalla via Emilia pavese. Ma in questa stagione ce li mostra di un colore giallo-marrone, nonostante le piogge, proprio perché aridi o appena arati. E' il segno incontrovertibile, anche scientificamente (si legga l'art. del prof. Frazzi su "Il Nuovo Giornale), che stiamo vivendo e celebrando un ricordo ormai lontano benché vicinissimo a noi ma da cui non sappiamo trarre (trahere=tradizione) alcuna indicazione per il futuro.

Allora fare "festa" per i santi patroni e celebrare i "ricordi" dei suoni, delle voci, del lavoro, dei cibi di un tempo è un invito, uno stimolo a trarre dal passato criteri ed indirizzi validi per il nostro futuro, per studiare come riportare sul territorio le persone che, sole, possono invertire la marcia, "abitando" e "lavorando" il territorio perché questo non può restare solo una piattaforma per impianti che producono o distruggono energia fisica distruggendo l'ambiente in cui viviamo. Non fu questo l'indirizzo dei nostri vecchi; speriamo che non lo sia per il futuro, ma ciascuno di noi dovrà impegnarsi perché la miopia dei responsabili non si allei con i portatori di interessi estranei al tessuto sociale ed umano, impedendoci di recuperare (trahere) la dimensione umana della vita anche nel terzo millennio.

Oggi Agazzino si presenta anche in una veste rinnovata o in fase di avanzata riconversione da corte rurale (è l'unica sopravvissuta ed integra  nel circondario) ad ambiente residenziale, grazie all'impegno dei proprietari che ne curano l'ammodernamento pur nel rispetto della tipologia originale. Tant'è che da qualche tempo si assiste ad un ripopolamento del borgo, preludio forse di una nuova stagione. Il luogo è tranquillo ed offre piacevole soggiorno, quindi meriterebbe una particolare attenzione per attirare nuovi abitanti a riportare a nuova vita ciò che sembrava spento e perduto. E ciò proprio grazie all'impegno profuso per conservare un luogo che merita un contorno ambientale adeguato e più attento alle esigenze della natura come della persona.

CLAUDIO BELLOTTI