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Un trattore nella storia italiana

il Titan 10-20 acquistato in America per la motoaratura nella Grande Guerra

  • Nel 1915 l'Italia si affianca alla Francia ed alla Gran Bretagna in quella che viene definita in seguito come “La Grande Guerra”. Gli italiani prevedono una facile vittoria sull'Austria con il conseguente crollo della Germania e la fine della guerra: “A Natale tutti a casa”. Ne passeranno tre di Natali! Nel frattempo oltre due milioni di uomini sono strappati dal loro lavoro prevalentemente agricolo e non c'è nessuno, a parte i vecchi e bambini, che li possono sostituire, poiché le donne sono già impegnate nelle fabbriche che lavoravano per la guerra. E' impensabile comunque che il lavoro più pesante cone l'aratura venga in qualche modo effettuato. La gente ha fame e non ha nulla da mangiare: scoppiano tumulti a Torino ed a Milano ed in altre città della Lombardia; a Torino una sommossa popolare viene repressa nel sangue.
    Sulla base delle esperienze della Francia e della Gran Bretagna, il governo italiano di allora decide di organizzare e gestire direttamente l'aratura meccanica e provvede ad ordinare 6500 trattori nell'unico paese che possa fornirli: gli Stati Uniti d'America.
    Il 16 agosto 1917 il ministro dell'agricoltura e quello delle armi e munizioni pubblicano le norme sul servizio di moto aratura. Si sono già perdute due campagne agricole, quelle del 1915 e del 1916, come se ciò non bastasse la gestione dei trattori viene affidata ai militari, i quali rispondono, appunto, al Ministero delle armi e munizioni (Comitato Centrale mobilitazione industriale). I militari fanno del loro meglio; gli ufficiali a organizzare ed i soldati al volante. I soldati vengono scelti tra i feriti ed i dichiarati inabili alle fatiche di guerra, ma molti sono anche gli imboscati.
    A Piacenza ed a Cremona sono istituite scuole per l'addestramento dei meccanici e dei conducenti. I primi esperimenti di motoaratura con soldati sono effettuati nel piacentino e nel lodigiano ma è nel tavoliere delle Puglie che si svolge un lavoro su più vasta scala, grazie ad un più elevato numero di squadre motorizzate con i Mogul 10-20 ed i Case 10-20 corredati da aratri trivomeri.
    L'organizzazione prevede un centro affidato ad un capitano il quale delega degli ufficiali comandanti di Gruppo dai quali dipendono le squadre guidate da un sergente e costituite da uno scritturale, 4 meccanici, 20 conducenti e 10 trattori dei quali 8 al lavoro e 2 di riserva.
    Riferisce la cronaca che “ogni macchina produce in media il lavoro di un ettaro e mezzo al giorno e tutto in generale funziona abbastanza bene” nonostante che all'inizio non è facile convincere gli agricoltori (ed in particolare i proprietari) a servirsi della motoaratura anche perchè questa non viene effettuata gratuitamente: il prezzo è comunque inferiore al costo di una aratura effettata con mezzi animali. In ogni caso l'agricoltore si impegna a “cedere il prodotto di grano, altri cereali, legumi e tuberi commestibili al servizio temporaneo dell'approvvigionamento”, una specie di ammasso coatto e questo non permette la vendita al mercato libero con guadagni anche sostanziosi.
    Riportano le cronache che il personale fu scelto fra gli “inabili ed i territoriali e fra quelli aventi già conoscenze agricole, senonché non sempre assegnati alle plaghe da loro conosciute, ciò che sarebbe stato un altro coefficiente di miglior lavoro ed un incentivo a più animarli. Contadini siciliani furono mandati nel Veneto di cui ignoravano i sistemi di coltura e veneti vennero mandati in Sicilia dove fra gente nuova, fra nuove abitudini, si sentivano a disagio”.