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SAN ROCCO CON LA SECONDA EDIZIONE DI "SARMATOARTE"

Sono in gara di identità i paesi del piacentino. Valorizzano le proprie caratteristiche di

natura e storia per non diventare tutti uguali nella corsa generale ad espandersi, a

mettersi in sintonia con la mutata organizzazione economico sociale. Sarmato è un paese

operoso e intraprendente, disteso in pianura dove la bassa Valtidone ha un ultimo

sussulto ondulato prima di scendere al Po. Ha un castello medioevale di forte richiamo,

tuttora abitato dai nobili proprietari. Conti Zanardi Landi; un tempio bramantesco

progettato dall'Architetto Lotario Tomba, sarmatese illustre. Ha un santo patrono. San

Rocco, venuto pellegrino dalla Gallia a curare le popolazioni colpite dalla Peste, che a

Sarmato si rifugiò, preso dal contagio, e fu salvato da un cane che ogni giorno gli recava

un pane e soccorso dal nobile Gottardo che ne divenne seguace e lo seguì lungo i

percorsi della via Francigena. Ha sagre antiche, e locali di grido entrati nei circuiti che

ospitano serate e spettacoli alla moda.

Nel 2001 Sarmato ha contato i propri "sognatori": artisti di professione, dilettanti

solitari, aspiranti, cultori d'arte e ha scoperto d'averne un bei gruppo. Ha lanciato una

MOSTRA DI ARTISTI SARMATESI, una iniziativa originale, diversa dalle rassegne di

pittura o di poesia, perché abbraccia tutte le manifestazioni artistiche. Ha esposto nel

salone della Casa Canonica le opere di 19 scultori, pittori, letterati, giornalisti e gli scatti

del Club Fotografico ( una trentina di esperti). Visti tutti assieme gli artisti rispecchiano

la   comune   appartenenza   a   una   determinata   area   geografico   linguistica   e

inconsapevolmente rivelano un'anima corale.

Sono personalità individuali, diverse per scelte di linguaggio e stile, per posizione

professionale o amatoriale, che spesso non hanno avuto contatti diretti (anche per

ragioni anagrafiche) o che forse neppure si conoscono. Accostati per l'occasione si

dispongono naturalmente in rapporto di relazioni e gerarchie, formano un insieme

unitario. La semplicità arcaica e la grazia primo Novecento delle sue sculture fanno di

Paolo Maserati (1921-1966) il capostipite del gruppo, espressione di quell'energia

diretta e schiva che è segno primario dell'esprimersi sarmatese. In continuità la scultura

forte e comunicativa di Giuseppe Serafini che concentra emozioni e storie intense in

forme astratte dal cubismo e futurismo, o la linearità levigata delle sculture in legno di

Sergio Orsi.  Claudio Capobianco introduce la naturalezza discesa dalla grande pittura

dell'ultimo Ottocento e una velatura soffice di malinconia. Mauro Tagliaferri la passione

corposa per i cavalli che nella sua infanzia circolavano ancora per i campi e strade del

paese; Giulio Rocca idealizza la solidità contadina e gli angoli pittoreschi, intatti. Gli

scatti del Club Fotografico documentano il paese agricolo che fu, la grandiosità epica

dei campi di grano, i trattori, le prime ciminiere; lo sguardo avvenirista del pittore

Salvatore Valente isola atomi, apre voragini nel tempo. La rassegna combina realismo e

fantasia, due facce di un paese che, nella mia infanzia, deponeva la zappa e la cappella

di paglia e inventava i due altarini viventi per la processione del Venerdì santo, ai lati

estremi del ricetto del Castello, in gara ambiziosa.

A fissare quel paese di ieri c'è la poesia dialettale di Sandro Sacchi, col segno corposo e

rado e la malinconia del tempo che non si arresta:

             "Se ti at guard pasà al vulton,

               ghè una tera d'albaroòn,

               i en dil piant aggarà ceint ann,

               as gh'incrusia tutt i ram.

               Quand è inveran ghe tristeza,

               ma sa fioca l'è una bleza, (...)

C'è la scrittrice mordente di Ester Albiero, attenta anche a registrare sul quotidiano di

Piacenza la vita del paese e a dar risonanza alle iniziative; l'emotività di Stefania Falaguasta,

o i versi acri di Massimiliano Zaccarotti che registrano allarmi di nevrosi e

instabilità nella dimensione spaziale dilatata:

 

SONO LO SPAZIO

tremo:

il lamento continuo

mi provoca allucinazioni maniacali (...)

Le molteplicità di voci e intenzioni affonda nelle radici native o ambientali, intreccia

emozioni, affetto tenace ai luoghi, nostalgia che non è sterile volgersi al passato ma

memoria viva, riflessione, coscienza del nuovo.

Questa polifonia di paese allo specchio rende unica la Mostra degli artisti sarmatesi e un

po' anche la sagra di Sarmato.

E' piaciuta alla popolazione che si è avvicinata con curiosità e ne è uscita con orgoglio.

Ha cominciato a contare i propri artisti e su 2600 residenti ne ha riconosciuto una

sessantina.

L'edizione 2001 ha registrato 1000 presenze personali; e 621 visitatori del sito nel

periodo ferragostano. Il messaggio è proseguito durante l'anno poiché sulla media

mensile di 200 visitatori del sito www. sarmato, org il 25-30% è interessato alla Mostra.

Quest' anno la Mostra degli artisti sarmatesi ( 2002, seconda edizione ) è più ampia,

poiché alcuni artisti dilettanti si sono riconosciuti nello spirito dell'iniziativa e convinti a

manifestare la vocazione segreta (l'arch. Emanuela Schiaffonati, Ermanno Guasconi,

Bianca Aretusi, Giovanni e Sara Taina, tutti pittori) e altri giovanissimi si sono aggregati

(Francesca Zanardi Landi, pittrice, appena diplomata con lode al Liceo Artistico), La

Mostra è viva: il gruppo compatto della prima edizione porta quest'anno contributi

nuovi, a indicare la ricerca attiva, l'attualità del lavoro creativo. Qualcuno espone anche

banchetto e scalpelli, o pennelli e tavolozza per mostrare ai visitatori gli strumenti e la

tecnica in atto, per avvicinare i ragazzi alla propria passione e, forse, far nascere in loro

la tensione a esprimersi attraverso la creatività artistica.

Sarebbe un sogno portare queste dimostrazioni nel borgo del castello, animarlo

stabilmente di atelier e botteghe artigiane per attirare allievi, turisti, e magari mettere

come insegna le parole illuminanti di un poeta del luogo, come quelle di Sacchi per lo

scultore Serafini:

                       "Id al pugn al scuparell,

                        id l'atra man un grand marteli, (...)

                        len bèi stran il so figur...

                        fat ad sass culur scur...

                        statuett beli leviga,

                        dei... na storia da cuntà... "

Gli artisti sarmatesi sono molto più numerosi di quanto figurano nel nucleo della

Mostra. Ci sono i musicisti, che vantano il precedente luminoso tenore Flaviano Labò,

nato ad Agazzino; i tre Curtoni ( Giorgio, contrabbasso dell'Orchestra della Rai, e i due

figli, violino e violoncello), Claudio Pavesi, corno, il giovane Daniele Arcelli, violino, e

probabilmente altri non dichiarati. C'erano i componenti della Cumbricula di Sarmates,

pieni di colore e realismo dialettale, e sarebbero pronti a tornare attivi se trovassero una

sede ( e sponsor ) dove provare con continuità, recitare e organizzare laboratori di teatro

per le scuole. Anche il gruppo amici, ciclisti provetti, che nel tempo libero corrono

l'Europa in bicicletta, appena rientrati da un rais Sarmato - Parigi, portano lo spirito di

Sarmato nel mondo: anche loro con fierezza, e un po' di quello slancio pellegrino, quel

fervore di contatti, che guidò a Sarmato il patrono San Rocco. A lui sarà dedicata una

iniziativa per l'edizione 2003: l'appello a presentare in Mostra opere nuove ispirate a S.

Rocco.

                                                                  Franca Cella.