Un tavolo poco energetico

"Per una notizia positiva ce n'è una meno allegra: sul fronte occupazionale, almeno per ora, non si vedono incrementi all'orizzonte. Anzi è possibile una lieve riduzione dell'attuale organico della centrale: tre lavoratori in meno rispetto agli attuali diciannove."

Questa lapidaria considerazione del giornale "Libertà" è estremamente significativa non solo per Sarmato, ma per tutta la Provincia di Piacenza, ma, in particolare, per la Valtidone.

Essa esprime chiaramente e sinteticamente che un tempo, un'era è finita: quella delle grandi cattedrali industriali che dovevano "fermare" l'emorragia delle popolazioni delle valli verso altri lidi in cerca di lavoro. Il ridimensionamento dell'ENEL, dei servizi pubblici di massa (ospedale, telefoni, ecc.), la chiusura dello zuccherificio hanno mostrato con chiarezza che con l'industrializzazione e commercializzazione forzata del nostro territorio non si costruisce una "politica del lavoro" che dia "futuro" alla nostra popolazione.

Benché in passato abbiamo, più o meno coscientemente, accettato un carico ambientale ridondante di cui ancora non siamo pienamente consapevoli ed i cui rischi forse non si sono ancora compiutamente espressi, oggi al danno ambientale certo, ai problemi igienico-sanitari, ai problemi economici, aggiungiamo anche la beffa: abbiamo concesso l'uso del nostro territorio per esigenze utili di carattere nazionale e NON abbiamo un riscontro positivo in termini di crescita del tessuto economico locale che non è riuscito a rendersi autonomo dalle centrali del potere economico.

Oggi a Piacenza e dintorni si discute di due cose:

- E meglio stare in Emilia Romagna, in Lombardia, o addirittura creare una nuova regione?

- Come "reindustrializzare" quelle parti che sono state abbandonate dalla vecchia industria?

In entrambi i casi la logica di fondo che guida le operazioni non cambia, basandosi comunque sulla vendita del nostro territorio a qualcuno che verrà a produrre a Piacenza e porterà altrove i frutti del nostro lavoro, lasciandoci le briciole e l'illusione di risolvere i nostri problemi. E, forse, la beffa finale!

C'è una via diversa? 

A.G.