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Per
accogliere, ravvivare, vivere la Fede nella società “secolarizzata”
e “globalizzata”
L’iniziazione
cristiana e’ da sempre un importante momento per rendere coscienti le
persone di ciò che stanno per fare e ricevere divenendo cristiane
per mezzo dei sacramenti. E’ il momento per accorgerci dell’immenso
dono che la persona e la comunità ricevono. In questa “valle
di lacrime” si intuisce che c’è una via per trasformarla in una
società nuova, dove vivono speranza, gioia e pace; dove si vive
per la fraternità universale. Questa via, esiste, è proprio
quella di essere autentici cristiani. Mi ha colpito il passo della lettera
del Vescovo Monari dove i genitori spiegano la motivazione del loro
trasmettere la fede ai figli, accorgendosi di essere semplici creature
con una esistenza limitata, che finirà, e vogliono lasciare a
loro, oltre la vita fisica, culturale, sociale qualcosa di prezioso,
che li supera: questo rapporto di figli di Dio, in Gesù che è
entrato a far parte della loro esperienza e ha trasformato la loro vita.
Ma l’iniziazione cristiana, spiega il Vescovo, è soprattutto
la realizzazione di un autentico rapporto di amicizia con Gesù
che aiuta la persona ad imparare ad amare, anche con un amore di donazione
di sacrificio…per questo il suggerimento di utilizzare le grazie che
abbiamo a disposizione, i sacramenti, battesimo cresima, Eucaristia,
ascolto della Parola di Dio , preghiera, dialogo con Lui, confessione
come capacità di ricominciare dopo ogni caduta. Questo incontro
con Gesù ci trasforma ci aiuta a vivere una vita divina nella
quotidianità, ad essere membra vive del corpo di Cristo. Auguro
a ciascuno di riscoprire questo dono, sia attraverso la lettera del
vescovo, che contiene tanti suggerimenti, sia dalla partecipazione attiva
alla vita della Chiesa
Ernesto 
Diventare cristiani da adulti
Alcuni
immigrati adulti hanno ricevuto Battesimo, Cresima ed Eucaristia
Durante
la Veglia Pasquale del 2003 hanno ricevuto il battesimo, la confermazione
e l’Eucaristia diverse adulti immigrati ma residenti nelle parrocchie
dell’Unità Pastorale di Castelsangiovanni e Sarmato. Quali sono
le motivazioni che portano intere famiglie a scegliere la nostra stessa
fede e come le nostre comunità accompagnano questo “cammino”?
Perché non siamo più nell’ordine naturale del “catechismo”
come metodo di crescita nella Fede, trattandosi per lo più di
persone che hanno vissuto a lungo in una situazione di sostanziale ateismo
o addirittura con fede diversa dal cristianesimo. Talvolta lo stimolo
è semplice ma non banale, ad esempio la vita dei figli che si
svolge in parallelo con quella dei nostri figli. La famiglia Sulka,
piuttosto che altri, venuta in Italia nel 1992 da Scutari (Albania)
già nel 1993 faceva battezzare le figlie. Nel 2001 gli alpini
di Sarmato portavano a casa loro, come a tutti i ragazzi, dei doni in
occasione del Natale. Dunque i bambini festeggiavano il Santo Natale
ed i genitori no? Similmente altri albanesi come loro. Nasce con semplicità
una domanda interiore alimentata anche dalla conoscenza di persone che
hanno condotto queste famiglie, con l’aiuto delle suore scalabriniane,
ad un “percorso catecumenale” sfociato nei sacramenti della “iniziazione
cristiana”, battesimo e cresima, nonché nell’Eucaristia e, nel
caso dei Sulka, persino nel matrimonio.
Da un lato chi lascia dopo la cresima, dall’altro chi fa una “scelta
adulta” di accoglienza della fede. Cosa possiamo fare per aiutare il
cammino di questi cristiani spesso toccati da atteggiamenti generalizzati
di insofferenza, anche quando i loro comportamenti personali sono i
più normali ed onesti possibili? Essi stessi confermano la loro
riconoscenza verso chi li ha aiutati, il loro rispetto verso le comunità
in cui vivono serenamente e con le quali hanno “scelto” di vivere. Chi
è emigrato ha bisogno di “amicizia” per vivere e sceglie di mettere
le proprie radici laddove ci sono amici. Ma l’amicizia richiede lealtà,
sincerità e disponibilità, prima di tutto con i nostri
atteggiamenti e comportamenti tra di noi. Non si tratta di “insegnare”
intellettualmente, ma, pur con i limiti umani e gli errori personali,
di esprimere una coerenza profonda e vissuta concretamente con la fede
che professiamo. A cominciare dalla vita di parrocchia e, in particolare,
dalle celebrazioni eucaristiche. Perché se l’Eucaristia è
il sacramento della “maturità” del cristiano, la sua celebrazione
in chiesa e la sua espressione concreta nella quotidianità della
vita non possono essere in contraddizione.
A.G. 
SENTO
IL BISOGNO DI RISCOPRIRE LA MIA FEDE
Chi
è? Carolina Dedè fa parte del gruppo
delle giovani coppie di Castel S. Giovanni, che si riunisce la seconda
domenica di ogni mese.
Mi ha raccontato la sua esperienza su come rinforzare la propria fede.
“Una sera durante l’incontro del gruppo che frequentiamo io e mio marito,
si è posta la questione di come sia possibile vivere la cristianità.
Essere cristiani significa guardare verso gli altri, senza pensare sempre
e solo ai propri problemi… ma a me era venuta in mente un’altra idea:
per me la cristianità è avere l’opportunità di
RICONFERMARE la nostra fede, quasi come un essere ribattezzati.
E’ da un po’ che pensavo a quello che avrei potuto dire durante questa
intervista e lo spunto me l’ha dato un fatto accaduto poco tempo fa,
perché sono convinta che nulla succede per caso.
Ero andata a far visita al prete di Seminò, don Giambattista,
in occasione del suo compleanno
e lui mi ha rivelato che non festeggia il giorno della sua nascita,
bensì il giorno del suo Battesimo.
Ciò mi ha sorpresa e mi ha invitato a riflettere e per questo
motivo ho pensato alla possibilità per un cristiano di riconfermare
da adulto il gesto che i suoi genitori hanno fatto per lui, quando era
appena nato. E’ questo, secondo me, il modo di rafforzare la propria
fede e tramite il “ribattesimo” la rispolveriamo, ci ricordiamo che
la fede esiste perché siamo noi a volerla mantenere ancora in
vita”
A questo punto, domando io: “E nel quotidiano come rinforza lei la sua
fede?”
Carolina mi risponde molto semplicemente: “Nelle fatica che faccio tutti
i giorni con i miei figli,
con la casa, il lavoro e tutto il resto. E’ bello scoprire che non cedo,
come è straordinario arrivare a sera che quasi non ce la faccio
più e svegliarmi la mattina con una grande energia addosso e
so che non viene solo da me questa forza, ma da un Altro. Io ce la faccio
perché c’è Qualcuno che mi guida, che sta al mio fianco.
Accade come nel dialogo tra un uomo e Dio che camminano insieme sulla
sabbia lasciando ognuno le proprie impronte.
All’improvviso l’uomo, in un momento difficile, vede solo un tipo di
impronte sulla sabbia e domanda a Dio:
“Perché non c’eri quando avevo bisogno di te?” e Dio risponde:
“In realtà in quel momento io ti ho preso in braccio”.
A me succede un po’ la stessa cosa….” 
HO
FATTO LA CRESIMA E… VADO AVANTI!
E
ora l’esperienza di un giovane che ha da poco ricevuto la Cresima e
ha deciso di non fermarsi qui, ma di proseguire sulla strada della fede.
Si
chiama Davide Grisoli, ha 13 anni ed esordisce dicendo: “Il 15 Maggio
2005 ho ricevuto
il sacramento della Cresima.
E’ stata un emozione troppo grande, ero contento e ho avuto la sensazione
che Gesù fosse li vicino a me come amico, un caro amico.
Purtroppo so bene che quello che ho provato io non è stato avvertito
da tutti, oppure questa grande gioia è stata soffocata. Per molti
miei amici, infatti, la Cresima altro non è che il punto di arrivo
e quindi un pretesto per staccare definitivamente con la Chiesa.
Per me, invece, è stato il punto di inizio per una nuova esperienza
della vita cristiana, all’ interno della mia parrocchia poiché
penso di avere ancora tante cose da imparare.
Spero, continuando il mio cammino di fede, di riuscire a trovare le
risposte a tutte le domande che ho dentro.
E’ soprattutto per questo motivo che ho deciso di entrare a far parte
di un gruppo parrocchiale che, sono certo, mi sarà di grande
aiuto.
Ho iniziato da poco anche l’esperienza del Servizio durante la S. Messa
perché, seguendola da vicino, riesco a rimanere più concentrato
e a capire meglio il significato stesso.
Credo che la Cresima sia un’opportunità non per scappare dalla
Chiesa ma per approfondire il rapporto con la Parrocchia e con Gesù
e io sono contento di aver sfruttato questa occasione!!!” 
HO
SCELTO DI FARE IL CATECHISTA
Mi
ha raccontato la sua esperienza Lia Saltarelli, che nell’anno liturgico
appena trascorso, è stata catechista di una quarta elementare.
“Innanzitutto esordisco col dire che io non ho proprio scelto di fare
la catechista; io,infatti, avevo in mente di svolgere per la parrocchia
un altro tipo di servizio (una di queste, per es: far visita agli anziani).
Mi è stato chiesto di fare la catechista a causa delle scarsità
di questa figura all’interno della Chiesa. A dir la verità,all’inizio
non ero molto entusiasta all’idea ma poi ho pensato che, se mi era stato
proposto, Qualcun altro aveva già deciso per me e forse quella
era la cosa giusta da fare.
Cominciai così la mia avventura…. Ho scelto di essere una catechista
che dà importanza alla parola di Dio e che ha quindi a cuore
che i suoi bambini la conoscano e la custodiscano gelosamente
perché sono convinta che non esista nulla di più prezioso
nella vita che conoscere Dio e aver fede in Lui.
Ma prima di essere una catechista sono soprattutto una persona che ha
avuto modo di far esperienza di Dio e che vuole farLO conoscere a tutti
i suoi bambini, perché ciò l’ha resa felice.
Come catechista vorrei lasciare ai miei bambini la curiosità
di cercare Dio e di seguirLo sempre, soprattutto quando saranno grandi
e decideranno cosa fare della loro vita.
Quello che cerco di comunicare loro e che è anche un motivo del
fare la catechista, è di non aver paura di far entrare Gesù
nella loro vita, perché Egli dà un senso alla loro esistenza.
Ma l’augurio più importante che rivolgo ai miei ragazzi è
di avere il coraggio di chiedere scusa a Dio, nel momento in cui capiscano
di essersi allontanati da Lui, perché può capitare a tutti
e perché anche se avranno fatto degli sbagli, Egli non li condannerà
mai ma anzi,per loro ci sarà sempre, in ogni momento della loro
vita, nelle decisioni importanti, basterà solo la loro voglia
di averLo a fianco.”

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