APPENDICE
Dalle "Rime"
Tre donne intorno al cor mi son venute
Tre donne intorno al cor mi son venute,
e seggonsi di fore:
ché dentro siede Amore
lo quale è in segnoria de la mia vita.
Tanto son belle e di tanta vertute
che 'l possente segnore,
dico quel ch'è nel core,
a pena del parlar di lor s'aita.
Ciascuna par dolente e sbigottita,
come persona discacciata e stanca,
cui tutta gente manca
e cui vertute né beltà non vale.
Tempo fu già nel quale,
secondo il lor parlar, furon dilette;
or sono a tutti in ira ed in non cale.
Queste così solette
venute son come a casa d'amico:
ché sanno ben che dentro è quel ch'io dico.
Dolesi l'una con parole molto,
e 'n su la man si posa
come succisa rosa:
il nudo braccio, di dolor colonna,
sente l'oraggio che cade dal volto;
l'altra man tiene ascosa
la faccia lagrimosa:
discinta e scalza, e sol di sé par donna.
Come Amor prima per la rotta gonna
la vide in parte che il tacere è bello,
egli, pietoso e fello,
di lei e del dolor fece dimanda.
«Oh di pochi vivanda»,
rispose in voce con sospiri mista,
«nostra natura qui a te ci manda:
io, che son la più trista,
son suora a la tua madre, e son Drittura;
povera, vedi, a panni ed a cintura».
Poi che fatta si fu palese e conta,
doglia e vergogna prese
lo mio segnore, e chiese
chi fosser l'altre due ch'eran con lei.
E questa, ch'era sì di pianger prontaE se non fosse che il bell'oggetto dei miei sguardi
mi è tolto dalla lontananza,
che mi fa bruciare di rabbia,
considererei da poco quello che mi opprime.
Ma questo fuoco mi ha
già consumato le ossa e la carne a tal punto
che la Morte mi ha chiuso il cuore a chiave.
E quindi, se io sono stato colpevole di qualcosa,
è passato molto tempo da quando la pena fu espiata,
se è vero che la colpa cessa quando ci si pente.
Canzone, nessuno tocchi le tue vesti
per vedere quello che si nasconde dietro la bella donna:
bastino le parti nude;
rifiuta a tutti di dare il dolce frutto
verso cui si volgono tutte le mani.
Ma se succede che trovi qualcuno
amico della virtù, e questi ti pregasse,
cambia colore
e mostrati a lui; e il fiore di più bell'aspetto,
fallo desiderare nei cuori amorosi.
Canzone, caccia con le penne bianche [i guelfi bianchi];
canzone, caccia con i cani neri [i guelfi neri];
che ho dovuto fuggire,
ma che mi potrebbero regalare la pace.
Ma non lo fanno perché non mi conoscono:
l'uomo saggio non chiude la stanza del perdono,
perché il perdono è un bel modo di vincere la guerra.
Bibliografia |
|
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La
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| CHIARA AUGUSTA – Clarissa,SANTA CHIARA D’ASSISI, |
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| RINA MARIA PIERAZZI, CHIARA SANTA D’ASSISI, | Edizioni Paoline, 1977: |
| ADON ELLA SANZIO, COINVOLTA NELLA FOLLIA DEL POVERELLO | Edizioni
Paoline, 1974. |
| PIERO BARGELLINI, I FIORETTI DI SANTA CHIARA, | Edizioni Porziuncola, Assisi |
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