Da “Il Nuovo Giornale” del 5 Luglio 2002 - È aumentata costantemente negli ultimi anni la presenza di nitrati

Qualità delle acque, cresce la preoccupazione

L'analisi della doti. Elisabetta Russo dell'Arpa: l'inquinamento viaggia lungo la via Emilia dove si riscontra la concentrazione più alta di persone e industrie

 

(Lu.Fo.) - L'acqua è uno

dei beni più preziosi che

l'umanità abbia avuto in

dono. La vita senz'acqua

non può svilupparsi ne

mantenersi.

  Da più parti si levano, or-

mai quasi quotidianamen-

te, grida d'allarme per l'e-

mergenza acqua: in alcune

zone del pianeta per la

quantità - scarsità, nella

maggior parte dei casi, e ta-

lora, nelle alluvioni, per il

motivo opposto - e in altre

zone per la qualità. E' que-

st'ultimo il caso della pia-

nura padana. Che non può

certo lamentarsi per la

quantità d'acqua, ma può

invece piangere per la sua

qualità.

  Abbiamo chiesto alla

dott. Elisabetta Russo del-

l'Arpa (Agenzia Regionale

Prevenzione Ambiente), re-

sponsabile per il settore, di

illuminarci circa la situazio-

ne delle nostre acque.

Dott.ssa Russo, è così

grave la situazione dell'ac-

qua a Piacenza?

  Non possiamo nasconde-

re che al riguardo la preoc-

cupazione c'è. E' negli sco-

pi dell'Arpa applicarsi nei

settori che presentano mag-

giore pericolosità. La pre-

venzione cerca di evitare

danni maggiori per il futu-

ro. E per l'acqua l'Arpa sta

monitorando, dagli anni '80

le acque della pianura pa-

dana, comprese quelle sot-

terranee.

  In questi venti anni ab-

biamo constatato che la

concentrazione di nitrati è

costantemente cresciuta e,

negli ultimi tempi, con

maggior rapidità. Anche se,

quasi ovunque, è inferiore

ai limiti consentiti dalla leg-

ge, fissati dal DPR 236

dell'88: l'acqua può consi-

derarsi potabile fino a una

concentrazione di nitrati di

50 milligrammi per litro.

Quali sono le zone della

nostra provincia che si av-

vicinano pericolosamente o

addirittura superano questi

limiti?

  Le zone di maggiore in-

quinamento sono localizza-

te ad Alseno, al confine con

Castellarquato, a Pontenu-

re, a Calendasco, Sarmato,

nella zona sud-ovest di Pia-

cenza. Ma è importante ca-

pire che la nostra provincia

non è una realtà peggiore

di altre, nè in Emilia Roma-

gna, nè nel contesto nazio-

nale, a parità di caratteristi-

che territoriali. Anche Par-

ma, Reggio, Modena e Bo-

logna hanno le loro falde

inquinate da nitrati. L'in-

quinamento viaggia lungo

la via Emilia, dove si ha il

massimo concentramento

di popolazione e una mas-

siccia industrializzazione,

di certo concause che favo-

riscono l'infiltrazione degli

inquinanti.

  La bassa padana. Monti-

celi!, Castelvetro, S. Pietro

in Cerro, è esente da nitrati,

nonostante l'uso del territo-

rio: particolari caratteristi-

che chimico-fìsiche del ter-

reno impediscono la loro

formazione, ma favorisco-

no quella ben più pericolo-

sa di ammoniaca, il cui li-

mite di concentrazione, di

norma rispettato, è cento

volte inferiore (0.5 mg/1,

CMA ammoniaca; 50 mg/1,

CMA nitrati). Quindi, in un

modo o nell'altro, l'inqui-

namento da azoto è diffuso

ovunque in pianura.  

Il problema è comune a

tutto il mondo occidentale

industrializzato. E la regione

Emilia Romagna è stata una

delle più sollecite nell'appli-

cazione della specifica diret-

tiva comunitaria (Direttiva

nitrati, 676/91/CEE, ndr).

— Quale è l'origine dell'in-

quinamento da nitrati?

  Per incrementare la pro-

duttività agricola, dal 1950

in avanti, si è ricorso sem-

pre più ai fertilizzanti azo-

tati; i nitrati hanno gran

mobilità negli strati profon-

di del terreno. E' quindi

scontato che, infiltrandosi

per facili vie, come in caso

di terreni permeabili (sab-

biosi e ghiaiosi), raggiunga-

no le falde, quindi gli ac-

quedotti o i pozzi privati,

pure, talvolta destinati a

uso potabile. Più protetti

sono invece i terreni argil-

losi, impermeabili e impe-

netrabili. Anche lo spandi-

mento di fanghi provenien-

ti da impianti di depurazio-

ne, ricchi di azoto, è poten-

ziale causa di inquinamen-

to. Come gli scarichi fogna-

ri, alcuni industriali e i li-

quami zootecnici.

Perché i nitrati sono

dannosi alla salute?

  I nitrati in sé non sono

tossici. Possono esserlo

però alcuni loro derivati

metabolici. La correlazione

della loro presenza con cer-

ti tumori è oggetto da tem-

po di studi da parte della

comunità scientifica.

  Di certo sono dannosi per

i neonati, fino a sei mesi,

che per un eccesso di

nitrati possono ammalarsi del co-

siddetto "morbo blu". So-

no, infatti, ancora mancanti

di una sostanza (un enzi-

ma) che facilita l'ossigena-

zione del sangue. Seguono

le donne in gravidanza. E

gli adulti affetti da aclori-

dia. Per queste fasce di po-

polazione il limite massi-

mo, consentito per legge, di

nitrati in acqua è di 25 mil-

ligrammi per litro.

  In aprile il consiglio co-

munale (di PC) ha decretato che

negli asili comunali venga

distribuita acqua minerale.

Il nuovo sindaco nel suo

programma elettorale ave-

va promesso i denitrificato-

ri in certe zone della città.

Dottoressa ci può spie-

gare chi ha la responsabi-

lità del controllo dell'ac-

qua sul territorio?

  Il compito dell'ARPA è

quello di monitorare l'ac-

qua. Nel caso particolare

dei nitrati, il problema è co-

si complesso, (correlare le

cause potenziali con gli ef-

fetti dell'inquinamento),

che s'impone la collabora-

zione con altri enti: Provin-

cia, Tesa, l'ente gestore,

Università Cattolica, Azien-

da USL, enti che curano la

formazione e l'informazio-

ne come la Tadini, le asso-

ciazioni di categoria degli

agricoltori. Da un punto di

vista quantitativo, per il ri-

lascio di autorizzazioni di

derivazione per pozzi do-

mestici e industriali è il Ser-

vizio Provinciale Difesa del

Suolo (ex Genio Civile), do-

po che, a sua volta - e è una

novità - ha ottenuto parere

positivo dalla Provincia.

  L'AUSL è invece respon-

sabile dell'acqua distribuita

per essere bevuta.

  La Provincia è infine

l'ente a tutela del territorio

e quindi anche delle sue ac-

que.

  Le diverse competenze

sono regolate da specifica

normativa. Importante è il

nuovo approccio dato dalla

legge quadro sulle acque

(D.Lgs. 152 /'99) che affron-

ta, finalmente, il problema

dell'acqua da un punto di

vista globale. La normativa

precedente era settoriale.

Diversi erano i riferimenti

per gli scarichi, per le ac-

que potabili, per quelle su-

perficiali, a specifica desti-

nazione d'uso, di balnea-

zione.

  L'innovazione è certa-

mente corretta e positiva:

rappresenta lo sforzo di ab-

bracciare in un'unica visio-

ne l'intero ciclo dell'acqua,

che, in effetti, è unico.