La conferenza del prof. Ermes Frazzi - Responsabile del corso di laurea triennale in

Scienze agroambientali e del territorio dell'Università Cattolica di Piacenza

sul tema: "Per un'agricoltura ecologia"

Non vi è dubbio che l'agricoltura ha responsabilità in taluni rilevanti processi di inquinamento del territorio, interessando essa ben l'80% ca. del nostro paese. Un tempo le colture agricole attuavano procedure collaudate da secoli di esperienza che includevano un profondo rispetto per la capacità di mantenere la fertilità dei suoli e l'equilibrio ambientale.

Gran parte dei sistemi di coltivazione, specie nella pianura padana nelle sue varie articolazioni dal Piemonte alla Venezia Giulia, attuavano la rotazione sistematica delle colture, l'inserimento di alberi e piante sulle rive dei canali di adduzione e di scolo, la concimazione organica dei terreni, la mescolanza di vari generi di produzione. L'avvento dell'agricoltura industriale orientata alla massimizzazione della produzione in quantità, all'impiego di macchine moderne, allo sfruttamento intensivo dei suoli, ha cambiato totalmente persino il volto della nostra pianura.

L'abbiamo fotografata dal satellite per averne una visione di insieme e, nello stesso tempo, una definizione accurata delle coltivazioni e delle tecniche adottate. Ne è uscita un'immagine sorprendente dei cambiamenti avvenuti che abbiamo associato alle modifiche colturali operate nelle varie zone. Si è constatato la profondità dell'influsso industriale nelle coltivazioni delle province di Pavia, Cremona, Piacenza e Mantova sinistra Po. Cioè laddove non si persegue le finalità del disciplinare di produzione del "parmigiano reggiano" che obbliga gli allevatori a nutrire il bestiame con erba fresca o fieno, ma non con insilati. A metà settembre è evidente dalle fotografie spaziali la quasi totale scomparsa della funzione clorofillacea nelle nostre contrade, mentre persiste nella campagna parmense e reggiana. Si passa da una percentuale superiore al 40% di prati nel parmense al 20% di Piacenza.

Non vi è alcun dubbio che la scomparsa del prato e delle piantagioni arboree, ha come conseguenza l'annullamento del filtro esercitato dalle radici sulle acque che percolano dai terreni, cariche di nitrati, nei rivi superficiali e, da essi nei fiumi e nel mare causandone l'eutrofizzazione e la comparsa delle mucillaggini.

Non vi è dubbio che i depositi di liquami a cielo aperto, il loro spandimento a pioggia nei terreni su coltivazioni che non hanno la stessa capacità filtrante ed assorbente delle erbe, introducono nell'aria ammoniaca, sorgente delle piogge ACIDE, e di nitrati nelle acque delle falde superficiali.

Si può porre rimedio a tutto questo? Si, ha risposto il prof. Frazzi, e con benefici che non sono solo ecologici, ma anche sociali ed economici.