La conferenza del prof. Ermes Frazzi - Responsabile del corso di laurea triennale in

Scienze agroambientali e del territorio dell'Università Cattolica di Piacenza

sul tema: "Per un'agricoltura ecologia"

Si può, in un arco di tempo non certo breve, e si devono reintrodurre nei nostri territori vecchie pratiche colturali, naturalmente aggiornate con moderne innovazioni e macchine, ma salvaguardandone il carattere e le  finalità. L'esempio più lampante viene dalle contrade a noi vicine, del "parmigiano reggiano", dove si è mantenuto un controllo costante dei suoli attraverso il mantenimento di aziende medie e piccole che attuano il ciclo completo di prelievo e ritorno delle risorse della terra. Il minor peso delle colture industriali quali pomodoro, bietole, e mais, è compensato economicamente dal maggior pregio della produzione lattiero casearia.

D'altra parte occorre considerare gli effetti prossimi dell'entrata nella U.E. di nuovi paesi che sono in grado di farci una notevole concorrenza sul piano della quantità e dei costi di produzione già da ora. Questo ci da lo spazio necessario per reintrodurre pratiche di allevamento da tempo abbandonate, tanto in pianura quanto in montagna e collina, capaci di dare prodotti di alta qualità economicamente più convenienti per il produttore. Ci da anche la possibilità di creare attività nuove, complementari alla coltivazione e molto appetibili dalle popolazioni delle città, quali quelle legate al tempo libero, come agriturismo, parchi, giochi e sport nel verde, ecc.

Gli esempi ci vengono anche dall'estero, ma pure da alcune regioni come Toscana, Val d'Aosta, Puglia e Sardegna, dove l'occupazione agricola è in aumento proprio per l'adozione di un'agricoltura orientata al tempo libero ed a prodotti di qualità. Si pensi al recupero di antiche razze come la "cinta senese" per la produzione di salumi di alta qualità.

Di certo non si può pensare ad un'agricoltura "ecologica" con allevamenti industriali di maiali le cui deiezioni richiedono ettari ed ettari di coltivazioni unicamente a mais per essere smaltite. Ma si possono allevare maiali a piccolo gruppi a livello familiare, magari al pascolo, consorziando poi le operazioni di macellazione e stagionatura dei prodotti che dovranno avere una marchio particolare per qualità. In definitiva la quantità dei maiali deve essere compatibile con la quantità dei terreni disponibili, evitando pesanti ripercussioni ecologiche e "fastidi" per le popolazioni urbane. Il prof. Frazzi ha portato su questo tema illuminanti esempi.

Infine vi è un'implicazione "sociale" dovuta al fatto economico, in primis, ma anche all'inserimento nel nostro territorio di una figura di lavoratore nuovo, anzi, di un nuovo tipo di "famiglia agricola" che sfrutta tutte le potenzialità di un territorio in termini di produzione agricola, di rispetto dell'ambiente, e di servizio alle esigenze della popolazione moderna.

In questo senso sarebbe auspicabile poter avviare in provincia, anche a Sarmato, qualche esperienza di coltivazione orientata a produzioni di alta qualità ed attività collaterali come servizi al turismo ed al tempo libero.