| Alle preoccupazioni che da tre
anni i sarmatesi esprimono ci si sente rispondere da autorevoli personaggi
provinciali prima che gridiamo "al lupo al lupo" e poi non
vogliamo accettare i risultati delle indagini attuate dagli enti
preposti.
E' di questi giorni che viene annunciata una nuova collaborazione dell'ARPA con l'Università Cattolica di Milano per nuove indagini ambientali sconfessando di fatto le conclusioni di ARPA. E' sintomatico già il fatto che mentre noi parliamo di ambiente e di sanità le istituzioni pubbliche rivolgano la loro attenzione unicamente all'ambiente e non alla salute come invece si è fatto a Mantova, dove è stata la stessa ASL a chiedere l'intervento del Ministero della Sanità. La ASL di Mantova, infatti, non limitò il suo studio sui morti ma lo applicò su tutta la popolazione colpita da tumori per cui i dati statistici erano altamente significativi. Perchè non compie analogo studio anche la nostra ASL? Ai nostri pubblici amministratori vorrei rivolgere alcune domande: 1) Se i rifiuti della provincia vengono inviati a Sarmato perchè a Sarmato c'è la terra (Ass.re Bertoni aprile 2000) da compostare, dove si manderanno quando la terra non ci sarà più (e forse non è lontano il giorno)? Forse l'area del compostaggio diverrà una vera e propria discarica? 2) Dice Forelli «Prima di terrorizzare la popolazione sarebbe meglio fare un confronto con i dati degli altri territori». C'è da restare allibiti, increduli e stupefatti! Non ci sono parole! Perché non viene a spiegarci pubblicamente ed a confrontarsi con noi sulle sue affermazioni? O forse vuole intimidire chi critica legittimamente e civilmente i pubblici poteri che hanno commesso quantomeno evidenti omissioni puntualmente segnalate nella relazione Zecca e Spini affinché tacciano? 3) La "pressione ambientale" ormai è accertato "scientificamente"che supera ogni livello di decenza e di dignità umana! Essa ha delle cause ben precise che vanno ricercate non per un desiderio "punitivo" ma per capire i processi che l'hanno determinata al fine di cambiarli. Non è questo il compito della politica? Perché allora i partiti di maggioranza a Sarmato si rifiutano al confronto con giustificazioni speciose ed incomprensibili (Olivieri)? 4) Le istituzioni si palleggiano le responsabilità alla ricerca di qualcuno che dica una parola sicura. Quante università dovremo interpellare? 5) Le conseguenze dei processi in atto sono significative non solo sull'ambiente e sulla salute. Esse producono amare conseguenze sull'economia, sul lavoro, sull'equità sociale. Per essere sintetici: si occupa spazio per costruire capannoni, ma i posti di lavoro "disponibili" diminuiscono; aumenta il pendolarismo insieme ad emigrazione ed immigrazione; aumenta il costo per famiglia dei servizi sociali, diminuiscono proporzionalmente gli introiti fiscali ordinari; le entrate straordinarie vengono impiegate per la spesa ordinaria a scapito degli investimenti; se mancheranno i "contributi ambientali" da cave o discariche o da nuovi insediamenti avremo difficoltà a pagare le rate dei mutui. Ne vogliamo parlare "democraticamente"? 6) Quanto avvenuto ed avviene non interessa solo Sarmato, ma la Provincia ed in particolare la Valtidone. Su Sarmato insiste una realtà industriale che per trent'anni è stato il salvagente occupazionale per tutta la valle. Ora "la fabbrica" non è più una salvaguardia sicura, anzi. Se facessimo un "bilancio di giustizia" per la nostra valle così concepito: "quanti frutti si ricavano dall'uso del nostro territorio e vanno all'estero (perchè i proprietari delle imprese sono stranieri) e quanti vengono reinvestiti in loco sotto forma di salari ed altro" siamo certi che sarebbe positivo? 7) Se ieri era accettabile qualche disagio oggi lo è ancora visto le mutate proporzioni economiche? Sono sufficienti ed utili i contributi (elemosine) elargiti dalle nuove imprese e la loro destinazione? O, forse, occorre cambiare registro e criterio di giudizio con una nuova "progettualità" per la nostra valle? Sarà possibile discuterne "politicamente" ? Alberto Gemelli |