Ambientalisti:

Vittime o danneggiatori?

Sull’articolo del prof. Paolo Rizzi del 13 Febbraio 2006 su "Libertà"

 
L’analisi del prof. Paolo Rizzi sul futuro di Sarmato in relazione al Piano Strategico Provinciale è molto interessante, ma si presta a doverose osservazioni dal punto di vista “locale”, nello spirito di un dialogo costruttivo, per la realizzazione di un futuro che non identifichi automaticamente il bene generale con il bene di qualcuno solo perché questi ha grandi mezzi, conoscenze e capacità realizzative.
Nella sua conclusione il dott. Rizzi indica alcuni “elementi stimolanti” sui quali ci interroghiamo:
Ambiente
1. Con il 5% di territorio comunale adibito a cave ed altrettanto a discariche, depuratori, trattamento rifiuti vari, centrali energetiche, quali benefici ambientali ed economici abbiamo avuto? Per assurdo passa l’idea che i danneggiatori sono vittime dei danneggiati!
2. A cosa serve mantenere le vasche di lagunaggio per la sosta degli uccelli migratori quando a due km c’è il Po? Forse per sgravare la proprietà degli oneri di bonifica e ripristino allo stato originale dell’area? Quanto costerebbe tale operazione? Quale danno ha subito l’area circostante i vasconi? Quali vantaggi ne riceve il paese oltre a zanzare ed ulteriore “umidità”, nonché costi di gestione e pericoli per la salute?
3. Ieri si affermava che il compostaggio e la centrale Edison erano essenziali per garantire l’attività dello Zuccherificio; ora è chiuso da tre anni ma compostaggio e centrale funzionano ancora. Qualcuno ha raccontato bugie o verità? Quando avremo un'altra centrale elettrica (a biomasse), quali vantaggi avremo?
Partecipazione:
Con grande sofferenza siamo usciti da “Agenda XXI locale Sarmato” per l’impossibilità accertata di modificare scelte politiche già decise.
1. Forse si deve tutelare il principio totalitario che solo l’Autorità possiede la Verità?
2. Ma qual è la priorità vera per il paese: l’area dello zuccherificio o il centro abitato vero e proprio? L’interesse della proprietà ex Eridania o quello della popolazione, che si ritrova con un lascito di ruderi nel cuore del paese?
3. Chi decide, Sarmato o Piacenza? Con quali vantaggi: la beneficenza provinciale?
4. Progettare Sarmato per il 2020 non è un’occasione per recuperare una “sovranità territoriale” perduta e creare una nuova cultura del lavoro, dell’ambiente, della famiglia e del paese utile anche per Piacenza?
5. Non ci sono “talenti validi” a Sarmato per progettare il proprio futuro a partire dal centro del capoluogo? Perché impedirlo , o passarlo in secondo ordine, affidando uno sviluppo ipotetico a chi per ora ha lasciato sul terreno solo macerie materiali ed umane e chiede solo un ritorno economico?
Vorremmo portare avanti un’idea di progettualità che rispetti le peculiarità locali, i “talenti umani”, anzitutto, e li valorizzi cambiando il criterio dei valori nel seguente: Sarmato è utile a Piacenza se viene aiutato ad essere più autonomo e non solo sfruttando una grande area industriale dismessa con il miraggio di qualche vantaggio immobiliare.
Perché non proviamo a seguire il decalogo dell’arcivescovo di Milano: "La nostra è l'ora della vigilanza e per viverla è necessario che ciascuno difenda la libertà di essere se stesso e non perda l'abitudine a pensare con la propria testa".

Anche Sarmato vorrà e potrà pensare con la propria testa?
Associazione “Sarmato, Ambiente – Sviluppo”

Sarmato: 16 Febbraio 2006