Per aziende "non avulse dal territorio"

Orfani del "marxismo", ma non di "cultura"

"L'im....piccione" si è impicciato non poco ma il tamburo non ha vibrato. La provocazione "Paese vivo o morto?" forse non ha toccato nessuno. Forse nel profondo dell'animo di molti orfani del comunismo e del marxismo si è accesa una lampada che, poco a poco, illumina il percorso da compiere. Come ogni uomo ha bisogno di una donna per capire se stesso, e viceversa, così i giovani a contatto con altre realtà esterne al paese si rendono conto che l'attuale politica è lontanissima dallo sciogliere i veri nodi per il loro futuro.

Nodi che, forse, nascono da una concezione politica esasperatamente "statalista", in cui lo stato è un'entità "sovaordinata" a tutto, alla stessa persona umana? Con quali risultati?

- Un paese policentrico, con periferie autonome prive di senso urbanistico in perpetuo allargamento, ma che non offre più lavoro se non di pessima qualità?

- 250 ha di terreni ex agricoli ed industriali in totale abbandono o deposito di residui industriali dall'incerta collocazione e sfruttamento? Da 4 anni aspettiamo progetti veri e seri di bonifica e riqualificazione, non di riserve di caccia e pesca;

- un "Centro Storico" vuoto di persone ed attività, con orribili cariatidi ed esempi di architettura dell'improbabile che hanno snaturato anche il primitivo carattere rurale?

- un'economia agricola inesistente ed una industriale perduta insieme alla " identità" del paese, e lo svuotamento demografico conseguente, già denunciato da sette anni?

Che dire poi dei penosi tentativi di rivitalizzazione culturale ed urbanistica? Quali effetti hanno sortito? E ciò nonostante i regali della società civile, come l'ex asilo "Umberto I°, l'utilizzo del "precariato sottopagato" volontario (a discapito e dispregio del volontariato vero!), la tassa - sequestra punti del semaforo, le sponsorizzazioni degli appaltatori comunali. Questo è il fallimento locale di una politica che non ha saputo riempire il vuoto dei tradizionali riferimenti ideologici scomparsi con il comunismo. Perciò il paese è moribondo? O no?

A Podenzano il Vescovo, a proposito della chiusura della Cirio De Rica, ha scritto: "L'Azienda non è un soggetto avulso da quel territorio che le ha permesso di svilupparsi, ma parte integrante del medesimo, dal quale ha tratto ricchezza e verso il quale ha una responsabilità, condivisa con le rappresentanze dei lavoratori e con le istituzioni in particolare il Comune che ne ha permesso per lungo tempo l'insediamento e la produzione con la realizzazione delle condizioni ambientali e sociali compatibili."

Non valgono anche per Sarmato queste parole? Non è il caso di farle nostre e "darsi da fare" perchè diventino un cardine cui ancorare le nostre politiche future? O dobbiamo sempre attendere che altri benevolmente ci facciano l'elemosina per sopravvivere ma sempre in numero minore? Se "trarre ricchezza da un territorio" comporta una "responsabilità verso quel territorio", cosa ne hanno fatto o ne faranno le aziende, il comune, le rappresentanze sindacali? Ed i cittadini che su quel territorio vivono, non sono interpellati e chiamati a "condividere le responsabilità"?

Ma per far questo ci vuole un'"anima" che ridia al popolo degli orfani nuovi riferimenti ed una dignità che merita per la fiducia, per il sacrificio, per lo scempio subito. Come sempre "fiducia e coraggio" perchè in realtà basterebbero due o tre decisioni, per quanto dolorose, che potrebbero cambiare il corso degli eventi. Chi avrà coraggio?

“Sarmato, Ambiente – Sviluppo”