Il "colore" di Sarmato

(a sette anni dalla morte dello zuccherificio)

Un occhio al paese sette anni dopo la chiusura dello zuccherificio che impressioni ci offre?

Il colore dominante sembra essere “il silenzio”!

Perché i sarmatesi non “abitano” più qui?
Perché i sarmatesi non trovano più “lavoro” qui?
Perché i sarmatesi devono lavorare altrove?
Perché i sarmatesi non hanno più “risorse”?
Perché Sarmato non ha “imprenditorialità propria”?

Nella prossima assemblea pubblica di giovedì 25 Marzo si parlerà dei diversi aspetti riguardanti il recupero dell'area in questione dalla parte della proprietà.

Ma dalla “parte” nostra? Con quali criteri definiremo il nostro vero “interesse”?

Quello “monetario” che ha accontentato alcuni, ma non il paese?
Quello “immobiliare” che ha accontentato alcuni, ma non il paese?
Quello “politico”, che ha accontentato alcuni, ma non il paese?
Quello “imprenditoriale” che ha accontentato alcuni, ma non il paese?

Cento anni di industrializzazione, piccola e grande, non hanno creato un tessuto umano, tecnologico ed imprenditoriale in grado di sostenere il paese dopo la crisi e la morte annunciate dello zuccherificio!
Ciò ci deve far riflettere sul rapporto esistente tra lo sfruttamento del territorio (politiche urbanistiche ed ambientali) e la crescita della comunità. Ma anche tra interessi economici e la programmazione territoriale più ampia.

Anche nel recente passato abbiamo dato molto ai terzi, privati e pubblici, senza costruire “risorse” in grado di sostenerci senza dipendere e senza subire. Il risultato è sotto i nostri occhi:


il “SILENZIO”