L'A.R.P.A. di Piacenza, con l'aiuto dell'Università di Parma, nel 2001 ha fatto lo studio dell'"IMPRONTA ECOLOGICA" del Comune di Sarmato.

Si tratta di un "INDICE" matematico sintetico che misura la "PRESSIONE AMBIENTALE" che si determina su un territorio a seguito delle attività umane di carattere "energetico" ivi esercitate. Si esprime in ettari pro-capite degli abitanti. Esso rappresenta la quantità di terreno necessario "per assimilare i residui liquidi, gassosi e solidi generati dalle attività umane".

Per Sarmato, senza includere nello studio l'impianto di compostaggio e la centrale ENEL della Casella, nonché il progettato ampliamento della centrale del Consorzio Sarmato energia, tale indice è stato calcolato in ben 16,09 Ha. pro capite. Ciò significa che per smaltire i residui indicati prodotti in loco il territorio di Sarmato dovrebbe essere superiore a 400 Kmq., anzichè di 26.= (ventisei).

Ciò non significa che questa "pressione ambientale" si tramuti automaticamente in danno alla salute (e chi lo ha accertato?), ma che per la salute sia un "RISCHIO" nessuno può contestarlo.

In ogni caso se è stato ritenuto utile calcolarlo, non sarà utile anche cercare di diminuire tale pressione?

Lasciare immutate le attuali pianificazioni sui rifiuti non è un "RISCHIO"?