| Qual'è il "progetto" di vita che le
nostre autorità di governo hanno sul nostro territorio e quali alternative esso può
avere?
Una specializzazione funzionale delle diverse aree della zona: montagna, collina, pianura. In pianura un'agricoltura industriale o agroindustria, nonché i servizi come energia e trasporti; alla collina la viticoltura; alla montagna gli stenti di un turismo che non decolla. Risultato: spopolamento della montagna e delle campagne in pianura; sulla pianura un elevato "carico ambientale" denunciato dalla forte presenza di nitrati nelle acque; modesta tenuta demografica e scarse possibilità di lavoro qualificato con elevata emigrazione/immigrazione e pendolarismo di qualità. Mentre nel territorio collinare e montano la proprietà terriera e dei mezzi di produzione è dei residenti, in pianura le grandi fabbriche che hanno occupato il territorio negli ultimi secoli sono di proprietà esterna ad esso. Le conseguenze: in collina e montagna vi è ancora un forte controllo "politico" territoriale operato dai residenti che vi investono le risorse ricavate dalle loro attività, benché ridotto a causa dell'emigrazione; in pianura i "frutti del lavoro", cioè della produzione industriale, vanno altrove ai legittimi proprietari del capitale che non risiede in loco. Si sostiene che ciò è compensato dai posti di lavoro creati, insufficienti però a coprire il fabbisogno locale. Permane, infatti, una forte emigrazione di lavoratori qualificatissimi e la parità demografica è ottenuta grazie all'immigrazione extracomunitaria. L'ass.prov.le industriali dichiara che a Sarmato ci sono 768 posti di lavoro. Non saranno certamente questi a salvare la Valtidone dall'emigrazione e dal pendolarismo! Inoltre la "capacità politica" di controllo territoriale, proprio grazie al depauperamento intellettuale e professionale, è fortemente ridotta ingenerando fenomeni di "sfruttamento" anomalo del territorio per fini che ne compromettono non solo l'equilibrio ambientale, ma anche quello produttivo delle industrie attive. A ciò si aggiungano i "rischi" derivanti all'uomo da pratiche poco conosciute e studiate senza alcuna conoscenza dei loro effetti nel tempo. Lo schema economico/finanziario/ambientale potrebbe essere così illustrato:
Sul nostro territorio, già fortemente "antropizzato", cioè modificato dalla presenza e dall'intervento del lavoro umano, vengono prodotti tradizionalmente rifiuti utilizzabili per altri scopi (la terra dello zuccherificio).L'importazione in forti dosi di rifiuti provenienti dall'estero per "riciclarli", non può che aumentare in modo intollerabile la "pressione ambientale", riducendo al minimo i vantaggi di un paese agricolo, con gli svantaggi delle aree fortemente industrializzate e senza i pregi e vantaggi della città? Lo schema definitivo diventa il seguente:
E' lecito e possibile riflettere su questa breve e succinta analisi e sulle prospettive che essa pone alle generazioni presenti e future in termini di "lavoro", di "equità economica", di "sofferenza umana" legata alle conseguenze di politiche territoriali che nel tempo si sono dimostrate miopi ed inefficaci a rispondere alle attese di una gioventù istruita e preparata culturalmente? E' evidente la grande sproporzione tra i "frutti" generati per i produttori e quelli riversati sul territorio a favore del "lavoro" ? Perché nel 2000 i posti di lavoro disponibili a Sarmato sono diminuiti di ben 140 unità e di 605 nell'intera Valtidone? Sono sufficienti le operazioni di "immagine del paese" per compensare i costi, i danni, i rischi derivanti da simile stato di cose? Sarà possibile discuterne "pacificamente" ? Alberto Gemelli |