Mini-compostaggi:
idea da sviluppare»
In alternativa al sito di Berlasco
«Difficile però prevedere
investimenti per la costruzione di impianti di piccole dimensioni ma
dotati di tutti gli accorgimenti per eliminare i cattivi odori»
Sarmato - Viene definita «interessante» la proposta avanzata nei
giorni scorsi dall'associazione “Sarmato viva” riguardante piccoli
impianti di compostaggio dislocati sull'intero territorio provinciale,
al posto dell'unico impianto attualmente previsto dal piano provinciale
dei rifiuti in zona Berlasco, al confine con Borgonovo. Ad esprimere il
parere in proposito è il circolo Legambiente di Piacenza che in un
comunicato fa una serie di considerazioni riguardanti il trattamento dei
rifiuti.
Il circolo piacentino, se da un lato giudica interessante la proposta,
dall'altro non nega gli ostacoli pratici legati alla difficoltà di
previsione di investimenti per la costruzione di impianti di piccole
dimensioni che siano al tempo stesso dotati di tutti gli accorgimenti
tecnici in grado di eliminare gli inconvenienti legati ad un impianto di
compostaggio, come le esalazioni maleodoranti. Legambiente si sofferma
anche su quello che a suo dire dovrebbe essere il perno dell'azione del
piano provinciale (che dovrà portare entro il 2005 ad una riduzione dei
rifiuti del 5% ed al 50% di raccolta differenziata), ovvero la riduzione
del quantitativo dei rifiuti prodotti e una raccolta differenziata che
sia in grado di sottrarre allo smaltimento la maggior quantità
possibile di materiali.
.........
Altro aspetto preso in considerazione: la raccolta del cosidetto
“umido” sia attraverso il compostaggio domestico o tramite l'invio
in impianti appositi. Su questo punto Legambiente lancia un dubbio non
chiarito dal piano provinciale: «Se il materiale compostato proviene da
prodotto organico di cucina o sfalcio di erba non esiste problema per la
salute dei cittadini… Diverso è se a questo materiale si aggiungono
residui industriali che, in quanto tali, dovrebbero essere trattati in
modo separato. Il materiale organico di prima provenienza dovrebbe
essere attorno a 30 40 mila tonnellate, come mai l'impianto previsto a
Sarmato è di 90 mila?».
Ancora Legambiente non condivide la scelta di Sarmato, già oggetto di
forti tensioni in fatto di tematiche ambientali, come sede dell'impianto
di compostaggio per l'intera provincia e chiede quali valutazioni sono
state fatte e quali possibilità alternative siano state messe in campo.
Il circolo di Piacenza auspica infine un percorso partecipato in cui vi
sia spazio per le opinioni di tutti ed in cui al centro venga sempre
messa la salute dei cittadini.