Le "osservazioni" al Piano Prov. Rifiuti

Sarmato, 3 Settembre 2004

Egr. Sig.  PRESIDENTE

Della Provincia di 

PIACENZA

  Egr. Sig.  ASSESSORE ALL’AMBIENTE

Della Provincia di

 PIACENZA

OGGETTO: OSSERVAZIONI AL P.P.G.R. DELLA PROVINCIA DI PIACENZA

Con rif.to al Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (P.P.G.R.) in corso di approvazione definitiva da parte del Consiglio Provinciale, si chiede la modifica dello stesso in merito alle localizzazioni degli impianti di trattamento rifiuti e discariche per rifiuti speciali e pericolosi, nonché dei criteri che presiedono a tali localizzazioni per i seguenti motivi:

1.     CLASSIFICAZIONE NEL P.R.G. COMUNALE - L’area in comune di Sarmato da destinare al costruendo impianto di compostaggio in località Zuccherificio risulta classificata nel P.R.G. comunale solo come area di stoccaggio di terra, sabbia, rifiuti e scarti della lavorazione dello zuccherificio e non di altro materiale: perciò, considerata la cessazione dell’attività del predetto zuccherificio, non vi è motivo alcuno per mantenere in loco un impianto che era stato considerato unicamente al servizio dello zuccherificio, benché usato ad altro scopo senza il rispetto delle prescrizioni a suo tempo emanate in sede di autorizzazione originaria e di proroghe successive con ultima scadenza il 31.12.2004. (v. verbale A.R.P.A. 29/07/2002 prot. 9422/80P CSG.)

2.     MANCANZA DI TRASPARENZA E COINVOLGIMENTO DELLA POPOLAZIONE AL PROCEDIMENTO DI APPROVAZIONE DEL P.P.G.R. – L’unico atto informativo è avvenuto 4 (quattro) giorni prima della sua adozione in sede provinciale, con la comunicazione al Comitato “Sarmato Viva” da parte del Sindaco che “aveva già dato parere favorevole alla Provincia per la dislocazione ed ampliamento del compostaggio sul proprio territorio”, senza indicare la nuova localizzazione e la quantità dei residui da trattare. L’amministrazione comunale di Sarmato NON ha quindi tempestivamente informato la cittadinanza riguardo al procedimento del P.P.G.R., né ha dato informazioni utili sull’idoneità ed utilità dell’impianto stesso, arrogandosi un diritto di decisione esclusiva per impedire ai cittadini di intervenire democraticamente nell’attività dei pubblici poteri per favorire un adeguamento degli strumenti urbanistici territoriali alle esigenze  manifestate dalla collettività, rendendo INVALIDE le decisioni assunte in assenza della cittadinanza.

3.     Nel suddetto P.P.G.R. è totalmente assente, come criterio fondamentale di equità e di riequilibrio territoriale, il principio di DISTRIBUZIONE TERRITORIALE nella localizzazione degli impianti, già applicato, ad esempio, nel caso della discarica di Cà del Montano chiusa dopo 10 anni di attività. Si rileva che sul territorio comunale l’attività dell’impianto di compostaggio iniziò nel lontano 1987 e che sono state adottate successive proroghe con speciosi artifici burocratici per aggirare sostanzialmente il rispetto della Legge Merli. Si osserva poi:

o    Sul suddetto impianto sono state fatte da A.R.P.A. valutazioni di “NON idoneità igienico – ambientale” che ne sconsigliano la proroga nell’attuale sito;

o    Tale impianto, sorto per trattare i residui e gli scarti dello zuccherificio, in realtà ha trattato ben altri materiali e FORSU           per alcuni anni, e continua a funzionare impunemente nonostante il mancato rispetto delle prescrizioni poste in autorizzazione;

o    Il progettando  impianto di compostaggio è previsto per una quantità di rifiuti che eccede le esigenze provinciali; inoltre è previsto in esso il trattamento di molti materiali non omogenei, quali FORSU, erbe e tralci legnosi, fanghi industriali e civili, che sono tra di loro incompatibili in un processo altamente automatizzato con una efficacia ridotta che non garantisce l’ambiente e la salute;

o    L’impianto non potrà produrre, per i suddetti motivi, compost “di qualità” come già accertato da A.R.P.A., ma solo compost da riempimento con il rischio di contenere metalli pesanti e pericolosi provenienti dai fanghi per i quali servono impianti speciali ad essi dedicati come si evince da tutta la letteratura scientifica in materia;

o    La dislocazione di tale impianto nel comune di Sarmato è un rischio per la vicinanza estrema ad impianti energetici come centrali elettriche, fornaci e vetreria.

4.     PRESENZA DI ALTRI SITI DI STOCCAGGIO RIFIUTI - In Comune di Sarmato, inoltre, esistono già altri siti per lo stoccaggio di rifiuti, come:

o     la discarica di Agazzino, attiva dal 1978 al 2000, non impermeabilizzata e gestita dalla stessa ditta titolare del compostaggio, di cui esistono solo controlli saltuari di tipo tecnico – amministrativo che avrebbero dovuto essere attuati dagli organi preposti sia per i quantitativi che per la tipologia dei rifiuti smaltiti, sia per le modalità tecniche usate per le operazioni di bonifica.

o    Esiste anche un’area di smaltimento definitivo di rifiuti speciali (terriccio e scarti ex zuccherificio, autorizzato nella ex cava di Corte Caramello, non impermeabilizzata e gestita sempre dalla stessa ditta del compostaggio, su cui non risultano essere state fatte accurate analisi del materiale di riempimento, specie dopo i campionamenti effettuati di cui alla suesposto verbale di A.R.P.A. del 29.07.2002 da cui risulta che sono stati ceduti “rifiuti come compost”!

o    Ancora vi è un “centro di raccolta” di rifiuti agricoli pericolosi, speciali pericolosi, veterinari infetti con un accordo sottoscritto dal Comune di Sarmato nonostante l’alta vulnerabilità dell’acquifero sconsigli tali insediamenti.

La presenza di tali insediamenti già da sola, per un principio elementare di PRUDENZA sconsiglia l’autorizzazione di proroghe all’attuale impianto o la costruzione ed ampliamento di nuovi nell’ambito del comune di Sarmato.

5.     ESISTENZA SUL TERRITORIO COMUNALE DI ALTRE ATTIVITA’ INSALUBRI. Gli studi sull’”IMPRONTA ECOLOGICA” hanno rilevato che “su un territorio ristretto (kmq. 26) c’è un’alta concentrazione di attività produttive a forte impatto che determinano una NON SOSTENIBILITA’ dal punto di vista ambientale. Il Polo Zuccherificio, in particolare, è saturo e si rendono necessarie misure di mitigazione della pressione e ridistribuzione delle attività in altre aree”.

o    La temporanea mitigazione della pressione dovuta alla chiusura dello zuccherificio è ampiamente annullata dall’ampliamento della centrale di Sarmato Energia, potenziamento che aveva avuto il parere negativo di A.R.P.A. proprio per i motivi succitati. E, comunque, il contributo dello zuccherificio operante per non più di tre mesi l’anno era assolutamente marginale come evidenziato dagli studi suddetti.

o    Oltre ad altri insediamenti insalubri di 1^ classe (mangimificio, lavorazione polistirolo, lavorazione marmo, ecc.) dobbiamo ricordare che “lo stabilimento ex Eridania ed i 40 ha. di lagunaggio richiedono come NECESSARI ed ESTREMAMENTE URGENTE la bonifica e la restituzione all’uso” (vedi documento prot. 514 del 23.01.2004 a firma sindaco Gallinari Sabrina).

o    A ca. 3 km., sul confine comunale, si trova la centrale “La Casella”, non compresa nello studio sull’impronta ecologica, che è stata potenziata a 1600 MW benché trasformata a turbogas e che dista solo 16 km da Piacenza sede di altra centrale elettrica oltre che di termovalorizzatore.

 Queste grandi opere hanno una ricaduta ambientale su un territorio ben più vasto di quello del comune, che non possono essere ben valutate in quanto non esiste in provincia un adeguato BILANCIO AMBIENTALE.  Tutto questo impone la fissazione di una fascia protetta pari almeno al raggio dell’area di impronta ecologica (12 km.) che, peraltro, non tiene conto della centrale della Casella.

6.     MANCANZA DI UNO STUDIO SULL’IMPATTO SANITARIO. Le direttive dell’U.E., per garantire un elevato livello di protezione della salute umana contemplano la necessità di prevenire il danno ambientale prima dell’evento dannoso, per rimuovere il rischio. Sebbene siano state chieste da 5 anni indagini che facciano luce sui possibili rischi per la salute, valutando i problemi nella loro globalità e non singolarmente, ad oggi non si è ancora avuta alcuna risposta. Anzi, le indagini già avviate a suo tempo con l’accordo della stessa amministrazione comunale, sono state dalla stessa e con lo stimolo dell’amministrazione provinciale bloccate e sostituite da altre, vedi A.R.P.A., A.U.S.L. ed Università di Parma, che hanno dato esiti definiti di “CRITICITA’”, cioè di punto di MASSIMO LIVELLO DI PRESSIONE nei processi ambientali e di necessità di riduzione dei rischi. Se la precedente amministrazione subordinava le proprie decisioni all’esito di tali indagini, perché ora non si accetta il verdetto e non se ne traggono le conseguenze? Le analisi fatte, benché frammentarie ed incomplete, hanno dato esiti certi che impongono l’applicazione effettiva del principio di PRECAUZIONE e di PREVENZIONE, mai osservati (vedi compostaggio accanto a centrali, a strada al to traffico veicolare, insediamenti insalubri a ridosso delle case). Perciò si chiede di subordinare ogni localizzazione futura di impianti ad elevato impatto ambientale all’attuazione di una V.I.S. (Valutazione di Impatto Sanitario) sul territorio provinciale, affinché si accerti la reale incidenza sulla salute degli impianti esistenti e si attui un reale RIEQUILIBRIO AMBIENTALE su una base di conoscenze certe e condivise per non gravare ulteriormente su popolazioni già gravemente colpite da malattie in misura sempre maggiore al resto della provincia. Rifiutare tale pratica significa estraniarsi dai processi europei, mantenere e creare insicurezza, paure, sfiducia nelle istituzioni, nonché ampliare i già gravi squilibri territoriale tra la Val Tidone e le altre aree della Provincia!

7.     INQUINAMENTO IDRICO, DEL SUOLO E DELL’ARIA. Lo sviluppo negativo della presenza di nitrati nelle acque di falda non è solo un indicatore, ma è un rischio reale per il quale non è sufficiente il “monitoraggio”, ma occorrono misure effettive di riequilibrio agricolo con il recupero di buone pratiche colturali e riduzione della cementificazione e degli impianti ad alto impatto ambientale.

o    A causa dell’alto contenuto di nitrati, le acque superficiali e sotterranee sono classificate “ad alta vulnerabilità”, tanto che l’amministrazione comunale ha aderito ad una proposta di un piano di studio e di intervento sul problema. Anche per questo motivo Sarmato dovrebbe essere escluso dalla localizzazione come zona idonea ad ospitare discariche ed impianti di trattamento rifiuti;

o    I terreni intorno alla centrale “La Casella” presentano una elevata concentrazione di nichel e di altri metalli pesanti;

o    Le centrali termoelettrico a ciclo combinato (come le due presenti nell’area sarmatese) hanno un consistente impatto ambientale in termini di emissione di gas serra  ed inquinanti. Secondo i recentissimi studi effettuati dalla O.M.S. e dal C.N.R., le emissioni di polveri fini e finissime, fin qui regolarmente ignorate dagli studi di impatto ambientale, sono una sorgente tutt’altro che trascurabile di inquinamento atmosferico e di rischio per la salute; si è calcolato che la centrale de “La Casella” abbia un effetto equivalente a quello del traffico veicolare di due città come Bologna!

o    Se è indispensabile monitorare il territorio del comune di Monticelli d’Ongina per gli impianti cremonesi, non lo è di più monitorare ed intervenire su quello della bassa Val Tidone?

8.     ZONA AD ELEVATO TRAFFICO VEICOLARE. Non si può tralasciare la circostanza che Sarmato si trova in una ristretta fascia di territorio tra due grandissime arterie stradali il cui livello di inquinamento aereo si accumula e si sovrappone a quello degli altri impianti. Inoltre è in previsione la costruzione di una terza corsia sull’autostrada A21 con conseguente aggravio del problema, anche come conseguenza dell’incremento di traffico causato dalle nuove zone destinate alla logistica sia in comune di C.S.Giovanni che a Piacenza.

9.     FUTURI INSEDIAMENTI.

o    Una cava di grandi dimensioni (già approvata) in località adiacente il fiume Po, zona ad alta vulnerabilità per le possibili esondazioni e per la formazione di fontanazzi, che porterà depauperamento del terreno e inquinamento dovuto al traffico veicolare (sic!) di automezzi pesanti;

o    Una porcilaia in località Scottine, in zona ad alta vulnerabilità per le esondazioni cicliche del Po, per la permeabilità del suolo, per la presenza di nitrati nelle falde acquifere.

10. SITUAZIONE SANITARIA. Permangono, purtroppo, tutti gli elementi “statistici” di mortalità che sono stati alla base delle contestazioni e delle ricerche effettuate, senza che alcun ente abbia voluto disporre una analisi serena e seria della realtà vissuta da Sarmato. Nessuno ha voluto operare analisi sulla “morbilità” della popolazione locale per la “piccolezza dei numeri” della popolazione che non garantisce un effetto “statistico” serio. Però i piccoli numeri permangono e, anzi, sono da considerare aggravati da una circostanza non sufficientemente valutata: Sarmato ha il maggior numero di extracomunitari della provincia ed il maggior tasso di movimento della popolazione tanto in entrata quanto in uscita riguardante quasi esclusivamente extracomunitari. Ciò significa che la popolazione “stanziale” è molto inferiore a quella complessiva, per cui anche i numeri statistici hanno una incidenza ben diversa. E se i numeri di Sarmato sono piccoli, altrettanto non sono quelli di Castelsangiovanni, Rottofreno e Borgonovo. Dov’è il registro dei tumori? E che dire delle malattie polmonari e cardiovascolari? Qual è l’incidenza di tali malattie sulla spesa sanitaria, se non si vuole considerare l’impatto “umano” e sociale di tale stato di cose? Perché usare le “compensazioni finanziarie” degli inquinatori per fare opere di bellezza e non “monitorare le malattie”?Che senso ha mettere delle toppe e non curare le cause del male?

 Viste queste considerazioni basate su elementi reali e comprovati da documenti forniti dalle stesse amministrazioni pubbliche nel corso degli ultimi anni, l’Associazione “Sarmato, Ambiente – Sviluppo”

 

C H I E D E

o    L’esclusione del territorio di Sarmato dalle zone idonee ad ospitare ogni tipo di discarica ed impianti di trattamento rifiuti di ogni genere, pericolosi e non, dal P.P.G.R. di prossima approvazione.

o    Il rispetto del principio di PARTECIPAZIONE ATTIVA dei cittadini alla formazione delle decisioni pubbliche in materia.

o    Il rispetto del principio di EQUA DISTRIBUZIONE E TURNAZIONE dei comuni nella localizzazione di aree di stoccaggio e trattamento rifiuti, nonché di specializzazione tipologica per i materiali da trattare limitati alla produzione provinciale.

o    La fissazione di un criterio prudenziale di distanza dagli impianti ad elevato impatto ambientale, come le centrali termoelettriche, già applicato per il termovalorizzatore.

o    La fissazione di un criterio prudenziale di una fascia di rispetto in base all’impronta ecologica calcolata sul complesso di impianti gravanti sulla zona (e non solo nel comune) valido anche per le attività ad elevato impatto ambientale.

o    La subordinazione di ogni decisione in merito alle localizzazioni suddette ad una valutazione complessiva dell’impatto sanitario  ed ambientale per tutta la provincia e, in particolare, per la bassa Val Tidone, alla effettuazione di una VALUTAZIONE DI IMPATTO SANITARIO (V.I.S.) già prevista dalle direttive europee, e di una VALUTAZIONE DI AMBITO STRATEGICO (V.A.S.), non considerando la normale V.I.A. l’incidenza dei singoli impianti sulla globalità della situazione ambientale e sanitaria.

Certi di una cortese attenzione, porgiamo distinti saluti. 

 

Per SARMATO, AMBIENTE – SVILUPPO

Il Presidente Marazzi Sesto  

 

Copia per conoscenza al Sindaco e Giunta Comunale di Sarmato,

Ai sigg.i Consiglieri Comunali

Ai rappresentanti locali delle forze politiche

 

Si precisa che in mancanza di notizie sull’organizzazione della tavola rotonda concordata con l’Assessore all’Ambiente, ci attiveremo autonomamente per la sua attuazione entro il 24 settembre p.v.

Sarmato, 6 settembre 2004