Il nuovo progetto trae origine dalla accertata
impossibilità di garantire adeguate condizioni di rispetto
igienico-sanitario per l’ambiente e la popolazione del paese di
Sarmato come accertato da A.R.P.A., nonché dalla chiusura dello
zuccherificio e conseguente indisponibilità di materiale terroso utile
allo scopo di garantire un adeguato standard qualitativo al compost
prodotto. Si rileva, tuttavia, che il progetto in esame ha come
obiettivo la produzione di compost ordinario e non di compost "di
qualità" da utilizzare in ambiente agricolo e florovivaistico
secondo gli standard vigenti, per i quali non possono essere
utilizzati fanghi industriali e civili nelle quantità indicate.
Il trattamento del quantitativo di materiali
previsto è esorbitante della produzione prevista a regime nella
provincia di Piacenza di FORSU, per cui è improponibile che un simile
impianto sia localizzato a ridosso di un’area già fortemente
compromessa dal punto di vista ambientale nella quale, per i motivi
che diremo, andrebbe ad immettere sostanze odorigene e maleodoranti,
ammine e loro composti notoriamente pericolose, e produrrebbe compost
inutilizzabile in agricoltura.
Il processo di lavorazione previsto non rispetta
gli standard qualitativi indispensabili per mantenere la massa in
maturazione entro i parametri ottimali di umidità, temperatura, Ph,
carica batterica e porosità del materiale. Di conseguenza le capacità
filtranti dei biofiltri verranno inevitabilmente compromesse generando
sostanze odorigene rilevanti e non intercettabili che in parte. Questo
anche a causa della eterogeneità dei materiali in entrata che
impedisce l’uso di biofiltri appropriati e diversificati per tipologia
di origine degli stessi. Non è specificata l’efficacia relativa degli
stessi filtri.
L’impiego di materiali molto diversi e con
caratteristiche compositive potenzialmente pericolose per l’elevato
contenuto di metalli pesanti come i fanghi, rende scarsamente efficaci
tanti i biofiltri quanto l’ottimizzazione dei parametri dell’intero
processo con l’ottenimento di un compost "non compost" e nemmeno
"ammendante agricolo", anzi, pericoloso per l’utilizzo anche come
semplice riempimento o ritombamento di cave o altri luoghi.
Si rileva come nessun accenno venga fatto al
problema della presenza e formazione delle nitrosammine, notoriamente
cancerogene, che si formano durante il processo di compostaggio tanto
di materiale organico sia di origine vegetale che animale. Secondo lo
studio condotto dal prof. Albini, professore ordinario di chimica
organica dell’Università di Pavia, inviato al Comune di Sarmato in
data 16.2.2000, esse si formano negli impianti di compostaggio sia in
forma gassosa che liquida e sono ampiamente documentate in
"evidenze bibliografiche a disposizione che dimostrano che nei
processi di compostaggio, quindi anche in quelli specifici che
trattano solo materiale vegetale, si formano quantità significative di
ammine alifatiche secondarie, precursori delle nitrosammine, composti
caratterizzati da grande tossicità, persistenza e solubilità. Si
consiglia, infine, di prendere in seria considerazione la possibilità
che le nitrosammine si formino in quantità comparabile con i
corrispondenti limiti di tossicità. Considerazioni analoghe sembrano
valide, in linea di principio, anche per il materiale vegetale
smaltito in discarica". E ciò senza alcun riferimento alla
vicinanza di particolari fonti di ossidi di azoto come le centrali, di
cui una, peraltro, particolarmente vicina.
ll progettista stesso dell'impianto, infine,
dichiara l’impossibilità di conoscere il complesso di reazioni che
avvengono nel processo di maturazione. Ciò impedirebbe di conoscere e
controllare i limiti delle emissioni e consentirebbe di eliminare
persino il punto di controllo come elemento di "precauzione e
prevenzione dell’inquinamento" previsto dall’art. 7 comma "a" e "b"
D.P.R. 24 maggio 1988 n°203. E’ quindi indispensabile provvedere ad un
monitoraggio continuo delle emissioni in atmosfera dal camino del
sistema di abbattimento.
Lo S.I.A. non esamina minimamente la ricaduta
ambientale dell’impianto nel territorio in cui si inserisce né, tanto
meno, quella sanitaria caratterizzata da una perdurante elevata
mortalità per tumore, ma anche di malattie polmonari e cardiovascolari
mai accertate. Riteniamo quindi necessario ed indispensabile che oltre
al rispetto delle normative vigenti sul singolo impianto e sul
rispetto dei limiti posti a suo carico, vengano condotte un’attenta
"Valutazione di Ambito Strategico" ed una "Valutazione di Impatto
Sanitario" sul comprensorio della Valtidone, al fine di determinare se
la localizzazione ed i quantitativi previsti corrispondano alla
capacità di assorbimento e rigenerazione del territorio nel suo
complesso, anche per evitare nella fase produttiva la necessità di
pesanti correttivi impiantistici, di fermate o di blocco totale
nell’evenienza che il sistema non rispetti le esigenze naturali ed
indisponibili dell’ambiente e della popolazione circostante.
In tal senso si invita la ditta proponente ed il
Comune di Sarmato a prendere in esame gli studi già condotti da
A.R.P.A. e dal prof. Viaroli dell’Università di Parma che avvalorano
la imperativa necessità soprattutto di analisi di tipo sanitario che
non rientrano nelle competenze degli stessi ma dai medesimi richiesti.