Osservazioni al progetto di compostaggio

Sullo Studio di Impatto Ambientale

bulletSarmato, 10 Novembre 2004
bulletAl Sig.
bulletS I N D A C O
bulletDel Comune di
bulletS A R M A T O

 

Oggetto: osservazioni allo S.I.A. del nuovo impianto di compostaggio della Ditta Maserati.

Il nuovo progetto trae origine dalla accertata impossibilità di garantire adeguate condizioni di rispetto igienico-sanitario per l’ambiente e la popolazione del paese di Sarmato come accertato da A.R.P.A., nonché dalla chiusura dello zuccherificio e conseguente indisponibilità di materiale terroso utile allo scopo di garantire un adeguato standard qualitativo al compost prodotto. Si rileva, tuttavia, che il progetto in esame ha come obiettivo la produzione di compost ordinario e non di compost "di qualità" da utilizzare in ambiente agricolo e florovivaistico secondo gli standard vigenti, per i quali non possono essere utilizzati fanghi industriali e civili nelle quantità indicate.

Il trattamento del quantitativo di materiali previsto è esorbitante della produzione prevista a regime nella provincia di Piacenza di FORSU, per cui è improponibile che un simile impianto sia localizzato a ridosso di un’area già fortemente compromessa dal punto di vista ambientale nella quale, per i motivi che diremo, andrebbe ad immettere sostanze odorigene e maleodoranti, ammine e loro composti notoriamente pericolose, e produrrebbe compost inutilizzabile in agricoltura.

Il processo di lavorazione previsto non rispetta gli standard qualitativi indispensabili per mantenere la massa in maturazione entro i parametri ottimali di umidità, temperatura, Ph, carica batterica e porosità del materiale. Di conseguenza le capacità filtranti dei biofiltri verranno inevitabilmente compromesse generando sostanze odorigene rilevanti e non intercettabili che in parte. Questo anche a causa della eterogeneità dei materiali in entrata che impedisce l’uso di biofiltri appropriati e diversificati per tipologia di origine degli stessi. Non è specificata l’efficacia relativa degli stessi filtri.

L’impiego di materiali molto diversi e con caratteristiche compositive potenzialmente pericolose per l’elevato contenuto di metalli pesanti come i fanghi, rende scarsamente efficaci tanti i biofiltri quanto l’ottimizzazione dei parametri dell’intero processo con l’ottenimento di un compost "non compost" e nemmeno "ammendante agricolo", anzi, pericoloso per l’utilizzo anche come semplice riempimento o ritombamento di cave o altri luoghi.

Si rileva come nessun accenno venga fatto al problema della presenza e formazione delle nitrosammine, notoriamente cancerogene, che si formano durante il processo di compostaggio tanto di materiale organico sia di origine vegetale che animale. Secondo lo studio condotto dal prof. Albini, professore ordinario di chimica organica dell’Università di Pavia, inviato al Comune di Sarmato in data 16.2.2000, esse si formano negli impianti di compostaggio sia in forma gassosa che liquida e sono ampiamente documentate in "evidenze bibliografiche a disposizione che dimostrano che nei processi di compostaggio, quindi anche in quelli specifici che trattano solo materiale vegetale, si formano quantità significative di ammine alifatiche secondarie, precursori delle nitrosammine, composti caratterizzati da grande tossicità, persistenza e solubilità. Si consiglia, infine, di prendere in seria considerazione la possibilità che le nitrosammine si formino in quantità comparabile con i corrispondenti limiti di tossicità. Considerazioni analoghe sembrano valide, in linea di principio, anche per il materiale vegetale smaltito in discarica". E ciò senza alcun riferimento alla vicinanza di particolari fonti di ossidi di azoto come le centrali, di cui una, peraltro, particolarmente vicina.

ll progettista stesso dell'impianto, infine, dichiara l’impossibilità di conoscere il complesso di reazioni che avvengono nel processo di maturazione. Ciò impedirebbe di conoscere e controllare i limiti delle emissioni e consentirebbe di eliminare persino il punto di controllo come elemento di "precauzione e prevenzione dell’inquinamento" previsto dall’art. 7 comma "a" e "b" D.P.R. 24 maggio 1988 n°203. E’ quindi indispensabile provvedere ad un monitoraggio continuo delle emissioni in atmosfera dal camino del sistema di abbattimento.

Lo S.I.A. non esamina minimamente la ricaduta ambientale dell’impianto nel territorio in cui si inserisce né, tanto meno, quella sanitaria caratterizzata da una perdurante elevata mortalità per tumore, ma anche di malattie polmonari e cardiovascolari mai accertate. Riteniamo quindi necessario ed indispensabile che oltre al rispetto delle normative vigenti sul singolo impianto e sul rispetto dei limiti posti a suo carico, vengano condotte un’attenta "Valutazione di Ambito Strategico" ed una "Valutazione di Impatto Sanitario" sul comprensorio della Valtidone, al fine di determinare se la localizzazione ed i quantitativi previsti corrispondano alla capacità di assorbimento e rigenerazione del territorio nel suo complesso, anche per evitare nella fase produttiva la necessità di pesanti correttivi impiantistici, di fermate o di blocco totale nell’evenienza che il sistema non rispetti le esigenze naturali ed indisponibili dell’ambiente e della popolazione circostante.

In tal senso si invita la ditta proponente ed il Comune di Sarmato a prendere in esame gli studi già condotti da A.R.P.A. e dal prof. Viaroli dell’Università di Parma che avvalorano la imperativa necessità soprattutto di analisi di tipo sanitario che non rientrano nelle competenze degli stessi ma dai medesimi richiesti.

In fede.

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Per SARMATO, AMBIENTE – SVILUPPO

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Il Presidente

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Marazzi sesto