Per guardar "non solo" le stelle

Una proposta di dialogo e di impegno "personale" per la "persona nella comunità"

Alcuni "Perchè?"

  • Ormai sono passati quattro anni dalla “morte annunciata” dello Zuccherificio di Sarmato e se ne avvertono le pesanti conseguenze di carattere economico e sociale, aumentate anche per la contemporanea crisi occupazionale delle grandi aziende pubbliche, principali fonti di reddito della nostra valle (ENEL – USL – FS – Telefoni).
    Oggi molte persone al triste spettacolo della fabbrica morta hanno un sentimento di nostalgia di quel mondo che non c’è, ma di cui si avverte sempre più e meglio il valore non solo economico. Non avevamo solo un “impiego”, ma “costruivamo” qualcosa; in qualche modo, come dice Papa Benedetto XVI, partecipavamo ad una attività “creatrice”.
    E nel circondario eravamo il paese che produceva ricchezza più di tutti e con una cultura del lavoro “europea” per le necessità tecniche di gestione della fabbrica e quelle commerciali del prodotto.
    Ma avendo nelle nostre radici la cultura del “lavoro dipendente”, soprattutto statale con le sue sicurezze ma anche con i suoi “procuratori”, abbiamo uno squilibrio fortissimo tra lavoratori salariati e lavoratori autonomi. La naturale conseguenza è che non abbiamo risorse proprie da investire in un processo di rinnovo del patrimonio produttivo del paese.

    Non sarebbe tempo di adottare un approccio ai problemi diverso da quelli abusati dello statalismo o dell’industrializzazione da terzi che hanno portato allo stato attuale? Un approccio più “personalista”, di maggiore responsabilità personale e della comunità locale, di condivisione di obiettivi concreti e di esperienze “autogestite”? Possibile che esista solo il Sindaco, il Comune o le istituzioni pubbliche e che il resto sia unicamente servizio ad essi e non direttamente alle persone? E che ciò renda indispensabili quelli che Don Mazzolari chiamava i “procuratori” per accedervi?
    Saremmo felici di poter condividere con le forze politiche o con le realtà sociali, culturali, religiose del paese almeno il fatto che ci mancano tremendamente esperienze continuative di “personalismo comunitario” per poter dare al paese una seria prospettiva nella quale tutti possiamo avere fiducia, pur nelle legittime diversità e distinzioni.

    Ci sembra doveroso proporre questo tema per le discussioni estive, sia nella politica che fuori di essa, per concentrarsi sui “processi” sociali ed economici in corso e sulle prospettive di lungo termine. Perché limitare il confronto solo al nostro piccolo paese, e non dargli una visuale ben più ampia che ci faccia sentire parte significativa del mondo?

    Vogliamo impegnarci perché, sperando anche contro ogni speranza, finisca il tempo dei “procuratori” ed inizi quello dell’impegno personale diretto senza deleghe in bianco a nessuno? Abbiamo solo il desiderio di un confronto aperto e leale. Sei disponibile a parlarne? Ti ringraziamo dell’attenzione.

    “Sarmato, Ambiente – Sviluppo”