Area ex zuccherificio

(la proposta dell'avv.to Macchi Alfieri)

Su Libertà del 6 aprile 2010 l'avv.to Emilio A. Macchi Alfieri sostiene che per il recupero dell'area ex zuccherificio ".... non c'è bisogno di alcun centro commerciale." "I posti di lavoro che potrebbe offrire sarebbero di bassa qualifica e quindi poco interessanti per il progresso della comunità".

"E' bene sfatare una favola - dice ancora l'avv.to - che da troppi anni viene raccontata per legittimare qualunque iniziativa, anche le peggiori: la creazione di nuovi posti di lavoro. E' ormai un disco rotto,....... ..... Inutile augurarsi un incremento della richiesta di lavoratori, che poi non si trovano se non nelle fasce meno qualificate."

".... E, conseguenza non irrilevante, il valore degli immobili esistenti nelle vicinanze finirebbe ridotto di almeno la metà: davvero vogliamo penalizzare il patrimonio immobiliare esistente?"

".... Ma vi è poi un argomento che nessuno sfiora: quello del valore 'paesaggistico' del territorio comunale e del grave e diversificato inquinamento che il moltoplicarsi di attività artigianali e mini industriali inevitabilmente produrrebbe. ........ come possiamo tollerare che la vista della nostra bella campagna sia deturpata da un'orrida sequela di capannoni che vanno continuamente sorgendo lungo la via Emilia?

"..... Io credo che il Comune, maggioranza e opposizione unite, debba avere un sussulto di orgoglio e che la proprietà . . . . . . . debba seriamente indursi a studiare una destinazione alternativa dell'area che promuova e non degradi la qualità del comprensorio."

"..... Ben potrebbe la proprietà incaricare architetti di grido di progettare sull'APEA e sull'area a sud della via Emilia un quartiere residenziale giardino (analogo a Milano 3) ..... diventerebbe sicuramente il desiderio degli abitanti di tutta laprovincia e non solo, specialmente dopo che fosse realizzato il nuovo ponte sul Trebbia."

Indubbiamente la proposta dell'avv.to Macchi Alfieri è interessante e suggestiva, ma cozza contro gli intendimenti della provincia che definisce "strategica" l'area in questione per le attività produttive. Insomma Sarmato era e deve restare un luogo di lavoro, con annessi e connessi. Se proprio vogliamo possiamo andare ad abitare altrove.

La proposta è allettante ma esprimiamo alcuni dubbi attuativi:
Il primo riguarda le conseguenze che la destinazione totalmente residenziale dell'area comporterebbe. Che ne sarebbe del vecchio centro di Sarmato? E' già gravemente “ammalorato”, al punto che si preferisce comprare nuovi immobili piuttosto che ristrutturare i vecchi; molte case sono in vendita senza acquirenti possibili salvo gli immigrati.
Riutilizzando la suddetta area per nuova residenza, il vecchio centro, come per i vasi comunicanti, si svuoterebbe rendendo disponibile una nuova area per altri fini?
E se invece, pur con lo stesso criterio di utilizzo “residenziale” del territorio, noi, la politica, la proprietà, le eccellenze di urbanisti, la provincia, applicassimo questa idea al “paese Sarmato” nel suo complesso, considerate anche le necessità del centro storico, per ridare nuova vita a tutto il paese? Certamente senza i vincoli viabilistici che vorrebbero imporci per chiudere definitivamente l'accerchiamento dei capannoni su Sarmato!
Il secondo dubbio riguarda il “sussulto d'orgoglio” che maggioranza ed opposizione dovrebbero avere per realizzare questo fine. E' triste constatare, anche sul blog della minoranza, come le parti si siano invertite nel dibattito politico: onestamente nella maggioranza intravedo segnali di disponibilità, seppure ancora fragili per l'età e l'esperienza dei componenti. Ma quando leggo da Rino Olivieri (minoranza) quanto scritto sul blog, mi cadono loe braccia.

Però mai disperare!

Associazione Sarmato,Ambiente-Sviluppo"