| Nella riunione pubblica del 25 marzo i rappresentanti della SECI ed il sindaco di Sarmato hanno illustrato le proposte per l'utilizzo dell'area ex zuccherificio di Sarmato. In buona sostanza la vasta area, di proprietà ora del gruppo Maccaferri, avrebbe le seguenti destinazioni:
All'area dell'ex stabilimento (3) si attribuisce una valenza sovraccomunale che, in soldoni, significa che per avere qualcosa bisogna dare qualcosa alla provincia o ai comuni limitrofi. Ad esempio un raccordo viablistico con l'eventuale ingresso alla tangenziale di Rottofreno ed una bretella che congiunga l'area APEA (2) con l'area logistica di Castel San Giovanni. L'area APEA (2) fruisce di un contributo europeo per fini ambientali e produttivo per complessivi 3.650.000.== €. che rende economico il parco fotovoltaico da cui il gestore dell'APEA trae reddito da reinvestire in loco. L'area ZPS (1) è a disposizione per progetti di salvaguardia ambientale. Di fatto l'unica operazione in partenza è quella del parco fotovoltaico che dovrebbe essere operativo entro la fine del corrente anno. Per il resto, sulla destinazione sia dell'APEA che dell'ex stabilimento, buio pesto. Nella discussione intervenuta si è notata una sostanziale convergenza di veduta sul complesso dell'operazione che è stata avviata dalla precedente maggioranza e non ha subito variazioni significative. Unica novità emersa è il carico "viabilistico" connesso al recupero dell'ex stabilimento con la tangenziale nord di Sarmato a favore di Castelsangiovanni di cui non si capisce l'utilità specie dopo la riattivazione annunciata del raccordo ferroviario. Da parte nostra si è osservato come tutto il progetto sta in piedi unicamente per i contributi elargiti, ma non vi è alcuna attenzione concreta ai veri problemi di Sarmato. In passato operazioni simili, infatti, hanno portato ad una enorme estensione delle urbanizzazioni senza che ciò creasse nè risorse economiche di tipo "patrimoniale", cioè capaci di produrre reddito continuativo, nè umano come nella creazione di una cultura imprenditoriale di base capace di autosostenersi. Il timore è che si continui nello sfruttamento territoriale senza una corrispondente creazione di risorse, umane ed economiche, che garantiscano uno sviluppo autentico nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente. Tutte le ipotesi annunciate, infatti, vanno ad aggiungersi ad un tessuto ambientale già largamente compromesso e che necessita di essere "riequilibrato", ma non certamente con le "compensazioni" annunciate. Anzi, pare che dovremo essere noi ad offrire a chi sfrutterà l'area idonee compensazioni per ottenere contributi temporanei irrisori. Associazione “Sarmato, Ambiente – Sviluppo” |