La situazione
Sono
gli stessi amministratori pubblici di Piacenza e dintorni a dire
la gravità della situazione ambientale quando propongono
iniziative tipo riduzione del traffico generale, eliminazione di
combustibili pesanti, ecc..
La protesta e l’impegno dei cittadini per politiche ambientali più
decise hanno prodotto una maggiore consapevolezza che occorre affrontare
soprattutto localmente i problemi che pure hanno una dimensione
ben più ampia. Proprio la partecipazione popolare locale
è un fattore decisivo perchè non possiamo più
cullarci nella “consolazione” sgradevole che “tanto l’inquinamento
e le malattie ci sono dovunque” aspettando la manna dal cielo, anzi,
dobbiamo pensare ai problemi di casa nostra proprio per migliorare
la situazione generale.
La
“vitalita’”
Con quale metro giudichiamo se il paese è“vitale”? Possiamo
adottare un “criterio comune di giudizio” e non solo confrontare “opinioni”?
E’ vivo un paese che per il solo fatto che ha tutto ciò che
anche gli altri paesi hanno? E’ vitale un paese in cui il 13% ca.
della popolazione produce il 33% dei neonati? Lo è uno che
ha i 20% delle case del centro storico inabitate, o inagibili? Lo
è un paese che ha piazze, strade, verde, quartieri e complessi
da riqualificare o ricostruire? Detto non per polemica, ma per realismo!
Il
contributo dell’ambiente.
L’ambiente e la salute sono il risultato di politiche complesse di
gestione del territorio e migliorarlo, non solo panoramicamente, significa
costringere politici, imprenditori, educatori, uomini e donne di cultura,
ad un diverso modo di considerare e decidere quali attività
sono compatibili, ad esempio. Oppure a diversi stili di vita e di
produzione, e non semplicemente a fare qualcosa per “lavorare inquinando
in modo intelligente” come disse il responsabile della logistica di
Castelsangiovanni. Curare le “vere ragioni dell’ambiente” non è
anche curare gli interessi di chi vive qui piuttosto che quelli di
altri? Non lo abbiamo fatto anche troppo, per sentirci dire che “bonificare
è troppo costoso, meglio lasciare le cose così come
sono!”?
Dimenticare le “ragioni dell’ambiente”, in definitiva, significa anche
rinunciare ai frutti economici che un territorio ben gestito può
dare. Non è pazzesco?
Le prospettive.
Noi non siamo né ciechi, né disperati, ma realisti:
occorrono “RISORSE”, umane ed economiche, per produrre lavoro senza
penalizzare il nostro territorio, la qualità ambientale, la
salute umana della nostra gente. Ripetere le politiche del passato
che non hanno costruito una autonoma capacità di “capitale”,
umano e finanziario, ma solo assistenzialismo, significa rifiutare
la lezione della storia.
Per questo abbiamo proposto alle forze politiche di “dialogare” anche
fuori delle istituzioni per creare quanto meno un clima favorevole
ad una “condivisione” che non sia una riedizione dei compromessi ideologici-politici-religiosi
che minano alla base anche la “LAICITA’” (che non
è laicismo) della politica. Una disponibilità verbale
senza chiari indizi di una reale volontà, però, non
basta ad avviare un dialogo serio e costruttivo. Ma occorre ripudiare
la “tecnica” della “emarginazione” di persone, gruppi e associazioni
dalla “dignità sociale”. E sono questioni (vedi “cantiniere”
e simili) che vanno risolte, e non rimosse, per ricreare quella “fiducia
reciproca” che oggi manca.
Con
chiari e limpidi sentimenti di pace e di fratellanza, i nostri migliori
auguri di Buon Natale e Buon Ano 2007.
“Sarmato,
Ambiente – Sviluppo”
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