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Sarmato - La situazione ambientale di Sarmato è stata al centro di una
partecipata riunione promossa dal comitato “Sarmato Viva” cui hanno
partecipato il sindaco Mauro Torreggiani, i consiglieri comunali Filippo
Braghieri, Buzzi, Gallinari, Cignatta, Caroleo e provinciali Maccagni e
Siboni. Alcuni rappresentanti del comitato hanno evidenziato come nel
territorio sono presenti due centrali per una produzione totale di 1600
megawatt, due arterie stradali da 40mila veicoli al giorno e «un
impianto di compostaggio maleodorante», «cave e discariche vecchie e
nuove», «suoli carichi di nickel e acque cariche di nitrati con 5
pozzi su 10 sopra i livelli massimi ammessi».
Una situazione definita «nel complesso anomala ed eccezionale nel
panorama provinciale». «Ma allora perché meravigliarsi - si chiedono
- se i sarmatesi si lamentano quando altri paesi (Cadeo, Fiorenzuola,
Morfasso) fanno altrettanto per un piccolo impianto termoelettrico?
Perché Sarmato deve dare ancora tanto alla provincia quando ha già
dato moltissimo ricavandone danni e beffe?» Il comitato sostiene che in
4 anni le amministrazioni pubbliche hanno sempre rifiutato qualsiasi
legame tra inquinamento e situazione igienico-sanitaria del paese. «Hanno
preteso, prima, di eliminare dalle procedure di verifica gli scienziati
scelti dall'intera cittadinanza, i professori Zecca e Spini
dell'università di Pavia, preferendo unicamente Arpa ed Ausl; poi si
sono dimostrati “inadempienti” rispetto alle risultanze dei
controlli fatti». «Come mai - hanno chiesto alcuni esponenti di
Sarmato Viva - solo ora si parla di problemi igienico-sanitari causati
dall'impianto e finora sempre negati? Perché le prescrizioni
dell'autorizzazione del 1996 come le vasche di raccolta acque reflue,
nonostante i controlli dell'Arpa, non sono state fatte osservare? Perché
il sindaco pretende sempre di scegliere gli interlocutori e gli
argomenti più graditi per “dialogare”?» L'efficacia del nuovo
piano strutturale comunale non potrà ottenersi prima di due anni e per
proteggere il paese dagli effetti negativi di attività esistenti negli
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altri
comuni sarebbe stato necessario inserire nel Ppgr (piano
provinciale gestione rifiuti) una idonea fascia di protezione,
come richiesto nelle precedenti assemblee, proposta dal comitato
in 12 chilometri, pari all'area dell'impronta ecologica.
Perché il comune non l'ha chiesta?
Un
gruppo di lavoro per l'area ex Eridania
Sarmato
- Un gruppo di lavoro a Sarmato affiancherà il sindaco nell'esame
dei progetti che verranno presentati per il futuro dell'area ex
Eridania. Il gruppo, costituito con decreto dal sindaco, è
formato da due consiglieri di maggioranza, Gabriele Cignatta e
Rino Olivieri, e due di minoranza, Filippo Braghieri e Saverio
Caroleo. Il gruppo relazionerà alla giunta, al consiglio e ai
cittadini. «Quest'area - spiega Torreggiani - è molto
appetibile. Immagino che verranno presentati progetti per un
impiego a scopi industriali o artigianali. L'amministrazione vuole
riportare in quella zona i posti di lavoro persi con l'Eridania».
Sul centro di compostaggio, afferma Torreggiani, l'amministrazione
si è impegnata per la delocalizzazione, accettata sia dal
proprietario sia dalla Provincia, «in un sito che noi riteniamo
idoneo, in aperta campagna, lontanissimo dalle abitazioni e dal
paese».
«L'amministrazione - dice Torreggiani - non si è ma tirata
indietro dal confronto con i cittadini. Non ha partecipato a due
riunioni precedenti, perché ero stato avvisato con ritardo. Sulle
valutazioni igienico ambientali l'amministrazione ha sempre
seguito con attenzione tutti gli studi fatti. Non ha ritenuto
valido solo il metodo Osha ma ha ritenuto valido anche il metodo
seguito dai professori Zecca e Spini.
Li ho invitati per un confronto con i tecnici Arpa, e se loro
hanno ritenuto di non parteciparvi la colpa non è certo
dell'amministrazione. Sono uscito dall'assemblea dell'altra sera
molto soddisfatto: finalmente si è potuto dialogare in
serenità».
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