Da “Il Nuovo Giornale” del 5 Luglio 2002 – 

Stiamo andando verso la desertificazione?

La Pianura padana sta cambiando volto

Degrado ambientale. Le acque di Piacenza sono le peggiori di tutta Italia

A un profano la visione

 della foto satellitare della

 pianura padana può anche

 far prendere un colpo al

 cuore. Nelle nostre zone,

 nel piacentino e nel cremo-

 nese, la pianura padana è

 pelata. Il colore, naturale,

 che la foto rinvia è quel bei-

 ge che i cartografi usano

 per i deserti. Per vedere il

 verde bisogna spingere lo

sguardo verso Parma, Reg-

 gio, Modena o, verso nord-

 ovest, a Spino e Rivolta

 D'Adda e dintorni. Lì i pra-

 ti esistono ancora.

   Ad aiutarci a interpretare

 correttamente l'immagine,

 non cosi drammatica come

 può sembrare a prima vi-

 sta, è il prof. Ermes Frazzi,

 direttore dell'Istituto di Ge-

 nio rurale dell'Università

 Cattolica di Piacenza, do-

 cente di Costruzioni rurali

 e territorio agroforestale,

 responsabile del nuovo cor-

 so di laurea triennale in

 Scienze agroambientali e

 del territorio.

  Intanto il professore chia-

risce che l'Istituto ha acqui-

stato la foto dalla Nasa

nel'99, in settembre, quan-

do ormai tutte le colture in

atto sono state tolte. L'unica

superficie verde che rima-

ne, conferma, è quella del

Parmigiano reggiano, dove

le vacche da latte devono

essere rigorosamente nutri-

te con fieno, per regola-

mento. Da noi invece c'è

praticamente la monocoltu-

ra di mais, perché è col

mais, con l'insilato, che

si nutre il nostro bestiame.

E questo significa avere il

terreno privo di vegetazio-

ne per otto mesi l'anno.

  Anche se la pianura pa-

dana ha subito una notevo-

le trasformazione, non si'

può certo parlare di una

sua desertificazione, conti-

nua il professore, ma solo

di degrado, alterazione am-

bientale. Con conseguenze

ecologicamente spiacevoli,

tra cui le peggiori sono l'in-

quinamento delle falde ac-

quifere, in cui vanno a fini-

re nitrati e diserbanti e l'in-

quinamento dell'aria.

UNA CAMPAGNA IN-

QUINATA? Informa il pro-

fessore che purtroppo, a

causa dei nitrati Piacenza

ha l'acqua peggiore di tutta

Italia. Passeggiare oggi nel-

la piatta campagna della

padania non è tanto saluta-

re, le zaffate di odori sgra-

devoli, le acque eutrofizza-

te dei canali (troppo ricche

di sostanze organiche, per

lo spargimento non corretto

di liquami, queste acque di-

ventano culle di alghe e al-

tre piante parassitarie),

sciami di moscerini che se

uno non sta attento e apre

un attimo la bocca si ritrova

a far colazione, per non

parlare poi, continua Fraz-

zi, del non raro incontro

con qualche botte che spar-

ge antiparassitari o diser-

banti, veleni da cui è bene

stare lontani. Vietato bere

l'acqua dei pozzi, perché

non si è sicuri che sia pota-

bile. A completare il qua-

dro, le piogge acide.

  Questa la conclusione del

professore: stiamo minando

 la nostra salute.

PUNTARE ALL'EQUILI-

BRIO TRA SALUTE E

PROFITTO. Certo non so-

no da dimenticare i vantag-

gi che le innovazioni in

agricoltura hanno compor-

tato: non è da rimpiangere

il faticosissimo lavoro delle

mondine, ma. Frazzi si au-

gura che ci indirizziamo

verso la qualità piuttosto

che la quantità della produ-

zione industriale, che ba-

diamo di più alla salute che

al profitto. Siamo in tempo.

  L'odierna specializzazio-

ne ha stravolto l'equilibrio

raggiunto dall'agricoltura

di una volta, generica e po-

livalente, collaudata da an-

ni e anni di storia. L'agri-

coltore allevava il bestiame,

coltivava frumento e, ove

possibile, pomodoro. I li-

quami delle stalle serviva-

no per concimare il fru-

mento, la paglia serviva per

il letto degli animali. Il ciclo

instaurato consentiva mu-

tue compensazioni, utiliz-

zando al meglio gli effetti

negativi di una coltura o

dell'allevamento. Oggi,

continua il professore, ci

sono agricoltori che hanno

solo vacche o suini. Non

sanno come smaltire i li-

quami, prodotti a fiumi. In

altre zone, come in Roma-

gna, la zootecnia è assente.

Ci sono solo viti o piante da

frutta: i terreni stanno im-

poverendosi di sostanza or-

ganica, dell'humus, indi-

spensabile alla loro fertilità.

  COME CAMBIA IL

PAESAGGIO. Il paesaggio

è completamente cambiato,

osserva Frazzi. Impossibile

trovare più le "piantate",

ne le "marcite".

  La piantata era caratteri-

stica della pianura emilia-

na: la casa colonica, i filari

di viti maritate con gli aceri

e gli olmi - ormai introvabi-

li, perché falcidiati da una

terribile malattia - il prato o

il frumento tra un filare e

l'altro. A poco a poco il ter-

reno è stato liberato dalle

piante, le siepi eliminate, si

è facilitata l'erosione, si è

reso il terreno più nudo e

vulnerabile.

La marcite era un tipo di

prato stabile, molto caratte-

ristico della piana lombar-

da che fiancheggia il Po. La

presenza dei "fontanili" -

sorgenti a circa 13/14°C,

che zampillavano in mezzo

alla pianura - consentiva

l'irrigazione del prato an-

che d'inverno.

  Il sistema idraulico, sofi-

sticatissimo, era stato in-

ventato dai frati benedetti-

ni. Il terreno non gelava, il

prato germogliava precoce-

mente e consentiva un paio

di tagli di fieno in più ri-

spetto alla norma.

  Ora il paesaggio si è

uniformato. Ma nell'800 era

evidente la ricchezza della

sponda sinistra del Po, do-

vuta proprio ai fontanili.

  Una grande disponibilità

di acqua, grazie anche ai

fiumi alimentati dai ghiac-

ciai. Lì si è sviluppata l'a-

gricoltura industriale, base

per lo sviluppo capitalistico

del nostro paese.  Racconta

 Frazzi che ben

diversa è la situazione della

sponda destra del Po. Li gli

affluenti, che nascono in

Appennino, sono poco più

che torrenti. D'estate, se ad-

dirittura non seccano, dimi-

nuiscono enormemente la

loro portata e non possono

essere utilizzati per l'irriga-

zione. Lì c'era la piccola

azienda mezzadrile, un'a-

gricoltura di sussistenza.

Ora qualche miglioramento

c'è stato, perché ci si è in-

dustriati, ad esempio con la

costruzione della diga di

Mignano, a tenersi a dispo-

sizione una buona riserva

di acqua per irrigare i cam-

pi durante il periodo secco.

Il rovescio della medaglia è

l'impatto ambientale. L'eco-

sistema risulta, infatti,

grandemente modificato, la

scarsità di portata cambia

l'habitat della fauna ittica.

  La pianura padana ne ha

visti di cambiamenti. A co-

minciare dal suo popola-

mento, avvenuto ben dopo

la colonizzazione della

montagna. La pianura era

infestata da zanzare e mala-

ria. La bonifica, avviata dai

romani, era stata realizzata

verso 1100/1300 dai mona-

ci benedettini, con la co-

struzione di argini e canali,

in cui convogliavano le ac-

que, prosciugando la piana.