«Alleggerire il carico industriale sul paese»
SARMATO — I risultati dei test, compiuti da Arpa, per verificare la qualità dell'aria a Sarmato sono stati confutati dai membri del comitato di cittadini «Sarmato-viva» e dai due docenti dell'Università di Pavia, Zecca e Spini (che si erano occupati del primo stralcio di analisi sul territorio), nel corso di un'incontro svoltosi lunedì nel municipio. Infatti, i tecnici di Arpa non avrebbero compiuto le necessarie verifiche sui materiali utilizzati per la campionatura degli eventuali agenti inquinanti: «Era evidente che c'erano stati dei problemi nel corso delle analisi, perché i dati raccolti erano del tutto diversi da realtà che hanno un carico ambientale simile al nostro - dicono al comitato - La cosa però si è risolta perché i tecnici di Arpa si sono detti disponibili a ripetere le analisi». Analisi che sono costate 36 milioni all'amministrazione del centro della Val Tidone: «Trenta milioni sono andati direttamente ad Arpa, quattro sono toccati allo studioso Viaroli, che ha valutato l'impatto energetico degli impianti del territorio, e due alle tesiste che lo hanno aiutato». Lo studio di Viaroli avrebbe dato risultati sconcertanti: «Il coefficiente energetico riscontrato è molto al di sopra della norma - ha detto- Credo che occorrerebbe pensare alla delocalizzazione di qualche impianto».
Questo è il testo di un articolo comparso il 20 ottobre sulle pagine de "Il Giorno" nella cronaca piacentina.Ad un primo sommario esame nascono, e non solo per i cittadini di Sarmato, alcune domande:
1) Un organo tecnico di controllo a garanzia della buona salute ambientale si fa pagare 30 milioni da un comune per svolgere analisi che dovrebbero essere nel suo specifico compito istituzionale. E' corretto amministrativamente e politicamente?
2) L'organo suddetto avrebbe sbagliato il metodo di analisi. Che garanzie avranno i cittadini che le nuove analisi saranno corrette?
3) Chi pagherà le nuove analisi?
4) Gli studi dell'Università di Parma avrebbero accertato livelli di inquinamento otto volte superiori alla normalità, tanto da far suggerire apertamente la "delocalizzazione" (cioè lo spostamento o chiusura) di qualche impianto industriale. I politici locali e non vorranno dirci per cortesia cosa intendono fare?
5) Per difendere l'occupazione locale siamo stati invitati ad una grossa "disattenzione ambientale" con gravi rischi anche per le persone. Ora ci dicono che, forse, l'occupazione è compromessa. Non sarà, per caso, che l'occupazione è compromessa proprio perchè è diminuita l'attenzione ambientale causando una pesante diminuzione tecnologica e professionale che rendono impossibile la "competitività" degli impianti?
6) Non sarà necessario anche qui un nuovo “stile di azione sindacale”?
Alberto Gemelli
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