L'ASSEDIO DEI RIFIUTI   

assedio_rifiuti.jpg (34602 byte)Come è cambiata la nostra pattumiera negli ul-

 timi vent'anni? La do-

manda non ha solo una rile-

vanza ecologica ma un'impli-

cazione sociologica evidente.

Una vita sempre più  frenetica ci

 porta a fare la spesa nei su-

permercati, dove le merci so-

no imballate in mille sacchet-

ti e confezioni diverse. Il sem-

pre crescente numero di fami-

glie composte da single inci-

de, visto che le persone sole

sono naturalmente portate al-

l'acquisto di prodotti monou-

so quando non «usa e getta».

Cambiano gli stili di vita e i

consumi, cambiano di conse-

guenza anche i cosiddetti ri-

fiuti solidi urbani. Eccome se

cambiano. Negli anni Settan-

ta i rifiuti organici costituiva-

no il 72 per cento del totale,

oggi sono scesi al 42 per cen-

to. Mentre la plastica, che al-

lora incideva per appena il 6

per cento sulla composizione

dei rifiuti, oggi è più che rad-

doppiata (15 per cento).

Perfino l'acqua si vende in

bottiglie di plastica. Il buon

vecchio vetro è confinato a

circuiti di vendita porta a por-

ta, che non tutti si possono

permettere. Ed è un vero pec-

cato, perché le bottiglie di ve-

tro possono essere riutilizza-

 te fino a cinquanta volte (natu-

ralmente a patto che il vuoto

venga effettivamente restitui-

to). Stesso discorso per i ma-

teriali cartacei passati dal 13

al 28 per cento. La beffa è che

l'Italia è costretta a importa-

re dall'estero grandi quantita- 

tivi di carta da macero (un mi-

 lione di tonnellate all'anno,

con riferimento al 1997), per-

ché la raccolta differenziata è

molto meno consistente del

necessario. Sebbene gli im-

ballaggi siano indispensabili

per il trasferimento e la con-

servazione dei prodotti, è in-

negabile che in Italia vi sia la

tendenza ad abusarne, soprat-

tutto da parte delle aziende

della grande distribuzione.

Dei 26 milioni di tonnellate di

rifiuti che produciamo ogni

anno, il 40 per cento in peso e

il 60 per cento in volume è ge-

nerato proprio dagli imballag-

gi. A tutt'oggi, l'Italia è il Pae-

se dell'Unione europea che

ne produce (e ne spreca) di

più. Se paragoniamo il consu-

mo pro capite di imballaggi in

Italia con quello in Germania, per esempio, il rapporto è cir-

ca di due a uno. Come se non

bastasse, solo una parte degli

imballaggi prodotti ogni anno

nel nostro Paese (12.529.000

tonnellate al '97) viene effetti-

vamente  consumata

(9.527.000). Negli ultimi sei

anni la quantità di rifiuti pro-

dotti nei Paesi dell'Unione eu-

ropea è aumentata del 10 per

cento. Oggi la media si aggira

attorno al chilogrammo per

persona al giorno (l'Italia, an-

che in questo allineata ai «pa-

rametri» dell'Unione, ha una

media nazionale di 1,3 chili al

giorno). La forte crescita del

quantitativo di rifiuti prodotti

pone gravi problemi di gestio-

ne, dato che esiste un limite

effettivo alla possibilità di

smaltirli (ovvero di individua-

re nuove località per nuovi im-

pianti di smaltimento). Le di-

scariche — che sono un anel-

lo indispensabile del sistema

di trattamento dei rifiuti, per-

ché qualunque sia quello pre-

scelto (combustione, compo-

staggio, riciclaggio) esiste

sempre un «rifiuto da rifiuto»

non più utilizzabile — consu-

mano territorio e inquinano

l'aria. Il biogas prodotto dalla

degradazione delle sostanze

putrescibili è composto per

circa il 60 per cento dal meta-

no e per il restante 40 per cen-

to da anidride carbonica, con

gravi ripercussioni sul cosid-

detto «effetto serra». Pertan-

to è indispensabile deposita-

re nelle discariche la minore

quantità di rifiuti possibile: in

parte ricorrendo in modo

sempre più massiccio alla rac-

colta differenziata dei rifiuti, 

in parte cercando di ridurre la

quantità e il peso dei rifiuti

prodotti. In questo il nostro

Paese ha ancora molta strada

da percorrere. Per quanto ri- 

guarda la raccolta differenzia-

ta la media nazionale viaggia

ora verso il 10 per cento del 

totale, con una fortissima di-

varicazione regionale: più del-

la metà dei recuperi proveni- 

va dalla Lombardia e dal Vene-

to, mentre da tutte le regioni 

del Sud ne proveniva meno

del 5 per cento. Ma ci sono al-

cuni comuni «pilota» che so-

no riusciti a ottenere anche il

70 per cento nella raccolta dif-

ferenziata. Un molo importan-

te in questa direzione sarà gio-

cato dal Conai, il consorzio ob-

bligatorio, istituito per legge

nel 1997 fra i produttori, gli

utilizzatori ed i distributori di imbal

laggi, per favorire un cor-

retto smistamento e riciclo

dei contenitori di imballaggio.

Il Conai prevede, attraverso il

sistema della raccolta differen-

ziata urbana, di recuperare ol-

tre tre milioni di tonnellate di

rifiuti di imballaggio, che equi-

valgono a circa l'11-12 per cen-

to dei rifiuti solidi urbani. Per

quanto riguarda, invece, la ri-

duzione in termini assoluti dei

rifiuti, sia in peso che volume,

il primo passo da fare dovreb-

be essere quello d'imporre

delle misure economiche di-

rette o indirette (tasse o esen-

zioni) che tendano a ridurre

l'uso dei materiali da imballag-

gio. In Finlandia, dove sono

state imposte delle tasse sui

contenitori a perdere, si osser-

va una prevalenza di quelli riu-

tilizzabili (il 95 per cento nel

settore delle bevande). Nel no-

stro Paese, dove invece non

sono state adottate misure di

alcun tipo, gli imballaggi riuti-

lizzabili rappresentano solo il

6 per cento del totale e copro-

no meno del 20 per cento del

mercato delle bevande. Oltre

La spesa troppo «imballata»

Ogni volta che un italiano fa la spesa

porta a casa un volume più che

doppio rispetto a quello reale dei

prodotti acquistati. Gli imballaggi di

carta, plastica e alluminio finiranno

nel bidone della spazzatura. E così

vengono pagati due volte: al

momento dell'acquisto e quando si

versa la tassa comunale sui rifiuti.

 a misure economiche mirate,

 le politiche avviate dai primi

 anni Novanta in Paesi come

 Olanda, Danimarca, Germa-

 nia, Austria, Belgio e Paesi

 scandinavi, hanno cercato di ri-

 durre i rifiuti anche attraverso

 misure amministrative che li-

 mitano il consumo e la distri-

buzione di certi prodotti e so-

 stanze, accordi di programma

col sistema delle imprese e

della distribuzione, ma soprat-

tutto attività di formazione e

sensibilizzazione sociale. Su

quest'ultimo punto Legam-

biente testimonia il proprio

impegno anche attraverso la

manifestazione «Disimballia-

moci», che si è svolta in feb-

braio nei supermercati di tut-

ta Italia: ai clienti è stato chiesto 

di liberarsi degli imballaggi in

esubero e la sorpresa è stata che

così la spesa è anche più leggera.

In rete

http://www.eea.eu.int

(Agenzia Europea Ambiente)