I camini della centrale La Casella

Sviluppo sostenibile ed energia

In un articolo comparso su "Libertà" del 22 agosto, l'assessora provinciale all'ambiente, prof.sa Bertoni, sostiene la necessità di "un ripensamento sul tipo di sviluppo che è stato impostato e di cui la produzione energetica è un elemento determinante. ....Siamo consapevoli che i posti di lavoro perduti (1200 negli ultimi anni) non potranno essere più ricercati in nuovi impianti, .......occorrerebbero almeno 25 nuove centrali per rimpiazzarli,.........E poi sostenere la limitazione della produzione di energia non significa far arretrare il nostro sviluppo,  ecc., ecc.."

Si precisa nell'articolo che dei 3.850 MW di energia prodotta in Emilia Romagna, ben 2.100, suddivisi su tre centrali, sono in provincia di Piacenza, e diventeranno 2.442 a lavori ultimati nella riconversione delle centrali di Piacenza e della Casella nel 2002.

Sviluppo compatibile anche nel settore energetico, dunque. Ma come? Risponde l'assessora Bertoni: "Dobbiamo attrezzarci adeguatamente prima di tutto stilando un bilancio energetico provinciale e poi imboccando la strada del risparmio energetico. E' questa la nuova ottica. Dobbiamo tenere presente che il nostro territorio, dal punto di vista ambientale, presenta già un equilibrio particolarmente delicato. Tanto che una sola VIA non può, da sola, determinare i costi da pagare nel tempo per la presenza di un impianto di produzione energia. Anche se a gas".

Viene da dire: sante parole, assessora; sante parole. Perché non le applichiamo anche a Sarmato e C.S.Giovanni? Il motivo è semplice ed autoesplicativo, basta osservare la seguente tabella

Data Regione Emilia Romagna Piacenza Sarmato C.S.Giov. PC città Sarmato + CSG  % polo SA/CSG
MW Provincia
31/07/02                          3.850      2.100             133      1.280         687                1.413 37%
31/07/05                              4.192      2.442                 133      1.520         789                1.653 39,43%

Il polo energetico occidentale della provincia, con la riconversione delle centrali esistenti, da solo produce quasi il 40% della produzione regionale!!!

Le riflessioni conseguenti sono molteplici, ma basterebbe cominciare ad applicare una regola molto semplice enunciata dalla Bertoni: se produrre il 50% del totale regionale è eccessivo e non ha garantito il mantenimento dei livelli occupazionali nella provincia, a maggiore ragione un'area ben più minuscola che ne produce il 40% può sostenere un carico ambientale che è già stato accertato essere insostenibile, anche se le centrali vanno a gas.

Se una semplice VIA non è sufficiente per la provincia, perché una semplice VIA dovrebbe essere sufficiente per ogni impianto di rilevante impatto ambientale per un piccolo comune che già deve sopportar l'80% del carico provinciale?

Va bene chiedere la diminuzione della domanda energetica con un nuovo modello di sviluppo che tutti annunciano ma nessuno conosce, ma, intanto, perché non fermare l'introduzione di impianti produttivi certamente aggravanti?

Ciò non significa essere contro lo "sviluppo" o contro gli amministratori,  ma conoscere legittimamente cosa in concreto ci si propone ad ogni livello per ridurre i consumi energetici e per diminuire un impatto che già si è dimostrato essere insostenibile (il triplo di Modena e di Torino!!!). I buoni propositi non bastano né per modificare il trend dell'inquinamento, né per tranquillizzare la popolazione che si trova dinnanzi ad azioni verbali contraddittorie ed incoerenti che alimentano insicurezza e paura.

In buona sostanza, si potrebbe dire, se la cessione di sovranità decisionale all'estero non ci ha garantito la presenza "umana" sul territorio e, con questa, la tutela dell'ambiente, si può continuare sulla stessa strada che ci fa correre seri rischi senza alcuna garanzia? Perché questa oggi non è più un'opinione, ma una certezza conclamata da documenti ufficiali e da personalità pubbliche.