Questo
tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra dell’anima
(ma anche del
corpo) per esercitarsi verso un’esperienza di vita sempre più
aderente al Vangelo e quindi
autentica e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma
è
tracciato...
«Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima
e io mi sento in dovere
di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso
Dio di azioni
adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare
a voi, non
a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell'anno deve essere
fervoroso
nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo
tempo
solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono
pigri in
queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti
nel fare
queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore.
La vita che
trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà
ed è
simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale
ha sofferto morendo per noi una
volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti
ciò che è stato fatto una sola
volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo
si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla
memoria.»
Così Sant’Agostino in un suo sermone esorta i fedeli del
suo tempo e i lettori di oggi a voler
puntare sulla Quaresima con determinazione e fiducia, con speranza
e umiltà. Come fare da
giovani questo? Non è un po’ antico come discorso? Facciamo
risuonare allora l’invito alla
conversione del “Mercoledì delle Ceneri”: Convertiti e credi
al Vangelo!
E’ tempo di Quaresima ed è tempo di prepararsi all’evento
centrale del cristianesimo: la Pasqua!
Prepararsi sì, come quando lo si fa per una festa di 18 anni
o per il primo appuntamento.
Insomma bisogna metterci la stessa passione e dedizione, cura e
desiderio, chiaramente in questo
caso moltiplicando tutto per Dio; dunque una bella occasione fatta
di quaranta giorni intensi da
vivere puntando sulla preghiera, sul digiuno e sulle opere buone.
Difficile? Certo non facile, ma
perché non credere che sia “felice”? Si tratta di accogliere
questo tempo liturgico come un dono,
di sceglierlo come impegno personale o comunitario, di mettersi
in gioco. Solo sperimentando si
potrà dire se la nostra Pasqua sarà di Resurrezione,
e ai giovani la voglia di provare non manca di
certo.
Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra
dell’anima (ma anche del
corpo) per esercitarsi verso un’esperienza di vita sempre più
aderente al Vangelo e quindi
autentica e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma
è tracciato e le letture
della Domenica sicuramente sono il punto di partenza. Partiamo dalla
preghiera. Direte: “Ma io già
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prego”, che devo fare di più? Beh! Anche il “giovane ricco”
del Vangelo aveva la risposta pronta,
ma non il coraggio di lasciare tutto. Forse alla preghiera usuale
si può aggiungere qualcosa,
magari dandosi un ritmo più costante, dedicando più
tempo. Qualcuno potrebbe scegliere di
partecipare ogni giorno alla Messa, un altro di essere costante
nella preghiera delle Lodi e dei
Vespri, altri potrebbero “puntare” sul Rosario, altri ancora su
una preghiera a partire dalla lettura
del Vangelo, dei Padri della Chiesa, delle vite dei Santi, degli
scritti dei Pontefici.
Quando si parla di digiuno o di astinenza si rischia di cadere nell’eccessivo
e poco fruttuoso
devozionalismo legato al non mangiare carne il venerdì e
al digiuno il “Mercoledì delle Ceneri” e il
“Venerdì Santo”. Non che tutto ciò non debba essere
rispettato o tenuto in considerazione, ma si
tratta di farlo con intelligenza e cuore libero. Il rischio è
che diventi un cappio che nulla ha a che
fare con la Quaresima, che ci vuole disponibili e liberi. Che senso
avrebbe digiunare nei giorni
stabiliti e mangiare l’inverosimile il giorno prima o dopo? E per
chi non mangia carne quasi mai
per gusto, che sacrificio sarebbe non farlo il venerdì? E
se anche fosse un sacrificio e in compenso
mangiasse il miglior e più costo pesce del mercato? Il digiuno
o l’astinenza dovrebbero partire
dalla riflessione sulla Parola di Dio e dal cuore, puntando verso
qualcosa che davvero ci rende
schiavi. Pensiamo a quale digiuno significativo potrebbe essere
limitare l’uso del cellulare, della
sigaretta, dell’alcool, delle “parolacce”, del computer, dell’i-pod,
della play station, della
televisione,ecc. E tutto ciò non per se stessi, ma offrendo
a Dio ogni cosa.
Infine il programma relativo alle opere buone, cioè la carità,
l’amore. Anche qui si potrebbe
avere la coscienza pulita apparentemente da qualche versamento economico
per le missioni, una
monetina in più data al semaforo, un po’ di commozione davanti
a terribili scene viste in
televisione. Si può partire da qui, ma la meta è il
coinvolgimento totale e il tempo che si spende
per l’amore. Dare soldi è fin troppo facile, soprattutto
il superfluo, ma mettere in gioco se stessi
per la solidarietà, togliendo del tempo ad altro, questo
sì che è il banco di prova. Certo non tutti
possono fare volontariato o i missionari, ma tutti però abbiamo
accanto almeno una persona che
può aver necessità di cure, di attenzioni, di un sorriso
costante, di una parola buona. La carità può
cominciare a casa nostra, sul pianerottolo, per strada, a scuola,
all’università, al lavoro, con gli
amici.Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra
dell’anima (ma anche del corpo) per esercitarsi verso un’esperienza
di vita sempre più aderente al Vangelo e quindi autentica
e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma è
tracciato...
«Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima
e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti
siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo,
azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche
negli altri tempi dell'anno deve essere fervoroso nelle preghiere,
nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve
stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste
cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel
fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più
fervore. La vita che
trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà
ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore,
il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra
che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è
stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita
si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla
memoria.»
Così Sant’Agostino in un suo sermone esorta i fedeli del
suo tempo e i lettori di oggi a voler puntare sulla Quaresima con
determinazione e fiducia, con speranza e umiltà. Come fare
da giovani questo? Non è un po’ antico come discorso? Facciamo
risuonare allora l’invito alla conversione del “Mercoledì
delle Ceneri”: Convertiti e credi al Vangelo!
E’ tempo di Quaresima ed è tempo di prepararsi all’evento
centrale del cristianesimo: la Pasqua!
Prepararsi sì, come quando lo si fa per una festa di 18 anni
o per il primo appuntamento.
Insomma bisogna metterci la stessa passione e dedizione, cura e
desiderio, chiaramente in questo caso moltiplicando tutto per Dio;
dunque una bella occasione fatta di quaranta giorni intensi da vivere
puntando sulla preghiera, sul digiuno e sulle opere buone. Difficile?
Certo non facile, ma perché non credere che sia “felice”?
Si tratta di accogliere questo tempo liturgico come un dono, di
sceglierlo come impegno personale o comunitario, di mettersi in
gioco. Solo sperimentando si potrà dire se la nostra Pasqua
sarà di Resurrezione, e ai giovani la voglia di provare non
manca di certo.
Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra
dell’anima (ma anche del corpo) per esercitarsi verso un’esperienza
di vita sempre più aderente al Vangelo e quindi autentica
e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma è
tracciato e le letture della Domenica sicuramente sono il punto
di partenza. Partiamo dalla preghiera. Direte: “Ma io già
prego”, che devo fare di più? Beh! Anche il “giovane ricco”
del Vangelo aveva la risposta pronta, ma non il coraggio di lasciare
tutto. Forse alla preghiera usuale si può aggiungere qualcosa,
magari dandosi un ritmo più costante, dedicando più
tempo. Qualcuno potrebbe scegliere di partecipare ogni giorno alla
Messa, un altro di essere costante nella preghiera delle Lodi e
dei Vespri, altri potrebbero “puntare” sul Rosario, altri ancora
su una preghiera a partire dalla lettura del Vangelo, dei Padri
della Chiesa, delle vite dei Santi, degli scritti dei Pontefici.
Quando si parla di digiuno o di astinenza si rischia di cadere nell’eccessivo
e poco fruttuoso devozionalismo legato al non mangiare carne il
venerdì e al digiuno il “Mercoledì delle Ceneri” e
il “Venerdì Santo”. Non che tutto ciò non debba essere
rispettato o tenuto in considerazione, ma si tratta di farlo con
intelligenza e cuore libero. Il rischio è che diventi un
cappio che nulla ha a che fare con la Quaresima, che ci vuole disponibili
e liberi. Che senso avrebbe digiunare nei giorni stabiliti e mangiare
l’inverosimile il giorno prima o dopo? E per chi non mangia carne
quasi mai per gusto, che sacrificio sarebbe non farlo il venerdì?
E se anche fosse un sacrificio e in compenso mangiasse il miglior
e più costo pesce del mercato? Il digiuno o l’astinenza dovrebbero
partire dalla riflessione sulla Parola di Dio e dal cuore, puntando
verso qualcosa che davvero ci rende schiavi. Pensiamo a quale digiuno
significativo potrebbe essere limitare l’uso del cellulare, della
sigaretta, dell’alcool, delle “parolacce”, del computer, dell’i-pod,
della play station, della televisione,ecc. E tutto ciò non
per se stessi, ma offrendo a Dio ogni cosa.
Infine il programma relativo alle opere buone, cioè la carità,
l’amore. Anche qui si potrebbe avere la coscienza pulita apparentemente
da qualche versamento economico per le missioni, una monetina in
più data al semaforo, un po’ di commozione davanti a terribili
scene viste in televisione. Si può partire da qui, ma la
meta è il coinvolgimento totale e il tempo che si spende
per l’amore. Dare soldi è fin troppo facile, soprattutto
il superfluo, ma mettere in gioco se stessi per la solidarietà,
togliendo del tempo ad altro, questo sì che è il banco
di prova. Certo non tutti possono fare volontariato o i missionari,
ma tutti però abbiamo accanto almeno una persona che può
aver necessità di cure, di attenzioni, di un sorriso costante,
di una parola buona. La carità può cominciare a casa
nostra, sul pianerottolo, per strada, a scuola, all’università,
al lavoro, con gli amici.
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