Storia della casa per anziani di Sarmato

Da "Il Giorno" di venerdì 30 Maggio 2003 leggo questa notizia che propongo per una riflessione e per una "scelta concreta" per la nostra Parrocchia. Abbiamo a Sarmato una casa con una storia particolare che è stata costruita allo stesso scopo. Non sarebbe ora di dare seguito alle motivazioni originali dei benefattori, ora che non esistono più impedimenti o gravi motivi economici che lo impediscano?

Possiamo quantomeno parlarne insieme? 

Grazie. Alberto Gemelli

ANZIANI / Nuove frontiere a Parma

«Mai più ospizi» La guerra di Mario ex partigiano rosso

dall'inviato Achille Scalabrini

  PARMA — «Quando vedo

 un ospizio, mi sembra di im-

 pazzire. Sento la morte nel

 cuore». Anche per questo,

 Tommasini Mario, classe

 1928, ex operaio con licenza

 di scuola elementare, ex let-

 turista del gas, ex partigiano,

 ex amministratore, ex comu-

 nista ha deciso che le case di

 riposo vanno 'distrutte' co-

 me si fa — o si dovrebbe fa-

 re — con i ghetti di ogni ti-

 po. L'idea gliela diede negli

 anni Settanta lo Zucchi Alva-

 ro, che era stato suo capo par-

 tigiano. «Andai, con una de-

 legazione di compagni, alla

 casa di riposo Rondanini per

 portargli una medaglia al va-

 lore, in ricordo delle barrica-

 te del 1922 contro i fascisti

 di Balbo e Farinacci. Zucchi

ci accolse così:  'Sentitemi

bene: ho fatto le barricate, la

clandestinità, la Resistenza

in nome della libertà, e ades-

so mi ritrovo in questa gale-

ra. O mi tirate fuori da qui,

oppure quella medaglia cac-

ciatevela in quel posto...'»,

racconta  ora  Tommasini,

asciugandosi gli occhi chiari

che accendono un bei volto

padano.

 L'utopia concreta

Zucchi morì in ospizio, sen-

za onorificenze. Ma è da allo-

ra che il suo partigiano ha de-

ciso di combattere le case di

riposo e di ridare ai loro ospi-

ti una casa, che «vuol dire si-

curezza, libertà, dignità, vi-

ta». E' una battaglia contro

la società che emargina, per

un'Italia migliore, che sarà

  sempre più  vecchia,  ma

non per questo deve diventa-

re più crudele. Le statistiche

parlano chiaro: già oggi sia-

mo il Paese con più anziani

nella UE; negli anni Cinquan-

ta  gli  ultra  65enni  erano

l'8,2 per cento della popola-

zione, oggi siamo al 18,2 e

nel 2041 al 33,6 per cento: il

che significa due anziani per

ogni giovane. La tentazione

di segregare chi non produce

più, chi non è più bello e pre-

sentabile, chi non è più auto-

sufficiente incombe. E po-

trebbe diventare uno 'sporco

affare', perché — come dice

Tommasini — già oggi chi

vuole guadagnare, si occupa

di rifiuti e di anziani. Ma lui

non ci sta. E allora vuole ab-

battere le porte dei ghetti-

ospizio. Utopia? Sembrava tale an-

che l'idea di chiudere, primi

in Italia, il manicomio di Co-

lomo, gli istituti per minori,

il brefotrofio, il carcere mi-

norile  di  Parma.  Eppure

Tommasini ce l'ha fatta,

chiedendo aiuto  anche a

Franco Basaglia, piegando i

perbenismi di una città e di

un partito, il Pci. A cavallo

tra gli anni Sessanta e Settan-

ta ha usato tutto il potere di

cui poteva disporre un asses-

sore comunista nella rossa

Emilia e ha tirato fuori dal

manicomio quasi 900 mat-

tacchioni — come li chiama

lui — , oltre mille ragazzi

'diversi' dagli istituti. «Mat-

ti da slegare», il film di Bel-

locchio, l'ha ispirato lui. E

adesso, adesso che in consi-

glio comunale a Parma rap-

presenta appena se stesso, al-

la guida di una lista che si

chiama «Liberiamo la liber-

tà»? Adesso, il Tommasini

Mario, vedovo e nonno, che

vive e si cucina da solo per

non essere di impiccio a nes-

suno, guida la battaglia fina-

le per 'liberare' gli anziani.

Le dedica tutto il suo tempo,

rifiutandosi di percepire sti-

pendio. Attorno a questo pro-

getto,  battezzato  Esperidi,

come le stelle più belle, ha ra-

dunato la Provincia, la poten-

te  Unione   industriali,   lo

lacp, la Curia, le cooperative

rosse. E le banche, come la

Fondazione Cassa di Rispar-

mio di Parma, guidata da Lu-

ciano Silingardi, che ha già

assicurato quasi due miliardi

delle vecchie lire per le case

degli anziani. Così oggi, in

 18 Comuni di una delle pro-

vince più ricche d'Italia, ol-

tre 350 appartamenti sono

destinati ad accogliere quel-

le persone, soprattutto non

autosufficienti, altrimenti de-

stinate alla solitudine degli

ospizi. Tommasini è un pas-

sionale, che mischia ideali e

cifre per convincerti che la

strada è quella giusta. Dice

che nelle case di riposo si en-

tra «con la morte nel cuore e

si esce in bara» e che così

non conviene a nessuno. In

quelle strutture, pubbliche o

private, «la legge garantisce

appena 100 minuti al giorno

di assistenza», e allora me-

glio costruire — Comuni e

privati insieme — case in

 cui l'anziano conserva mobi-

 li e ricordi, case con una por- tineria in funzione 24 ore su

 24, al servizio degli inquilini

 per prenotare una visita co-

 me per cambiare una lampa-

 dina, case con assistenza do-

 miciliare quotidiana, con le

 badanti che accudiscono i

 più bisognosi, case in cui

 vecchi e giovani vivono in-

 sieme. E chi paga? «L'anzia-

 no, fin dove può arrivare con

 le sue disponibilità, — ri-

 sponde Tommasini, nell'uffi-

 cetto in cui con Luciano Cap-

 pellina fa andare avanti l'uto-

 pia — poi spetta ai Comuni,

 alla Regione e alle Asi. Con

 3 milioni di vecchie lire al

 mese un anziano anche non

 autosufficiente può essere as-

 sistito a casa. In un ospizio

 le rette vanno dai 4 ai 6 milio-

 ni».

Il  Modello danese

 Spiega ancora quest'uomo,

 che un giornale definì «il più

 buono d'Italia», che Enzo

 Biagi presentò come «un giu-

 sto»: una casa di riposo arre-

 data costa oggi almeno 15

 miliardi di lire, un condomi-

 nio  con  60  appartamenti

 8/10 miliardi. Oppure, pren-

 diamo Parma: tremila anzia-

 ni non autosufficienti; ogni

ospizio non può avere più di

60 posti letto; per far fronte

ai bisogni servirebbero allo-

ra 50 case di riposo, più di ot-

to in ognuno dei sette quartie-

ri della città. Devono essere

stati questi conti a convince-

re la Regione Emilia Roma-

gna, prima in Italia, a non fi-

nanziare più ospizi e a punta-

re sulle case. «Case, case, ca-

se di proprietà o in affitto —

si infervora Tommasini — e

non comunità, perdinci. I ci-

nesi ci hanno già fregato una

volta...».

Questo libertario ex comuni-

sta, che detesta bandiere e

monumenti, non guarda più

a Est ma a Nord , alla Dani-

marca che trent'anni fa con

un referendum chiese ai suoi

cittadini:  vuoi  morire  al-

l'ospizio o in casa? E da allo-

ra ha cancellato gli ospizi.

Come vorrebbe fare lui. «Ba-

sta cominciare, eliminiamo

le strutture che abbiamo crea-

to per nascondere ciò che

non vogliamo vedere: un uo-

mo, una donna che si avvia a

morire. La mia è una rivolu-

zione:  d'amore». Ma sarà

conclusa solo quando «avre-

mo riumanizzato le città e la

nostra vita». Poi? «Poi andrò

in pensione anch'io, felice».

               (1 - continua)