Notizie storiche su Sarmato

Dall’ "HISTORIA ECCLESIASTICA di Piacenza"

Vol. I° pag. 46 Dei nomi dei villaggi: "Di Sarmato ancora, che è oltre Trebbia, e fù ragione, e proprietà di Sarmo, pronipote di Olubra, e fratel di Cabratio, che mentovai di sopra. Di Brenno, altresì, e di Berlasco appo Tidone, e di Rizzolo appo la Nure........
Vol. I° pag. 183.2 Uno fu che per nome chiamossi Senatore, e per dignità gran Capitano; l’altro era detto Burningo col titolo di Huomo Illustre. Edificò il primo in Pavia intorno a questi medesimi giorni (725) un ricchissimo Monistero ad honore d ella Rejna del Cielo, che infin hoggi si appella il Monasterio di Senatore...... L’altro, che fu Burningo, non solo approbò la piissima offerta, e donazione fatta da Senatore, e da Theodolinda sua moglie al memorato Monasterio col sottoscriversi dopo loro, et a’ preghiere di essi in questa guisa:................: ma anche de’ suoi beni, c’haveva sul piacentino nel territorio di Sarmato, fondò egli altresì, e dedico alla medesima Nostra Signora un’altro Sacro Tempio, che tiene tuttavia al presente titolo di Parrochiale di S.Maria di Sarmato; e volle che questa sua Chiesa, per l’amore e parentela tra esso & il mentovato Senatore, fosse come figlia della suddetta Chiesa in Pavia, e dipendesse da quella; ordinando appresso che il corpo suo, venendo a morte il predetto Burningo, seppellir si dovesse nella soglia della sua Chiesa di Sarmato, si come poscia fù fatto il dì 11 Febbraio dell’anno seguente (726) che venne ad essere del Regno di Luitprando il quintodecimo.
Vol. I° pag. 288 anno 1000 Vescovo Sigifredo. "Introdusse egli nel nuovo Monasterio (di San Savino in Piacenza) i medesimi Padri, che dianzi vi stavano, dell’Instituto suo di San Benedetto..........; & a quelli per titolo di donazione moltissimi beni del suo ricco Vescovado assegnò, nominandolo distintamente; cioè...........tutta la Corte e Villaggio di Turri con ogni loro pertinenza, quattro mansi nel territorio di Albone, e uno in Canale, uno in Sarmato, uno in Picinigo,........"
Vol. I° pag. 443.1 Da Tito Omusio Tinca Piacentino "Cabratius, et Sarmus paternam dictionem partientes, dum alter alterum oppido Placentia priuare nituntur, populosa ad arma concurrere compellunt. Optumates autem, ut ab armis discederetur, Cabratium declarat Regem,voluit enim Regis nomine appellari, quoius rei dolore post paucos menses Sarmus interiit, relicto filio Xantino impubere. Cabratius, ut agrum Sarmi ultra trebiam situn consequeretur, nepotem de medio tollere constituit, quod presentiens mater Didia puerum Genuam alundum misit. (Da Cabratius Caverzago ove morì)
Vol. I° pag. 451 Albero genealogico da T.T.Tinca Piacentino: ILLUS - MELAS - PHRIGUS - IDEUS - CROVILUS - SIGEUS - LADONUS - ERCILLUS - TINAS - ASIUS - SUSA - ILLUS ALPINUS - GLORITIUS - ALETUS - DORICLES - AMNRUS - TESTIUS - VIRIDATIUS - CICLIUS - ELIATES - OLUBRUS - ACESTIUS - SARMUS (fratello di Cabratius) XANTINUS - CLEANTES ucciso da Brenno re dei galli.
Vol. II° pag,.68 anno 1187 Privilegiò massimamente lo stesso Pontefice (Urbano III) nell’anno appresso, essendo tuttavia in Verona, sotto lì 12 di marzo (1187) l’Abbate e Monaci di San Salvatore di Trebbia ( o dir si voglia hoggi di Quartazzola) col ricever loro, ad imitazione della gratia di Alessandro Terzo, sotto il patrocinio apostolico, e confermò insieme a’ medesimi con la regola, secondo l’istituto della Congregazione Pulsanense, etiandio non solo i beni o possessioni, che fin allhora tenevano, ma quanti altri fossero da indi innanzi per havere, ò in titolo di oblatione, ò in qualunque altra maniera,, & espresse egli nel Breve singolarmente i beni, ch’erano in tai giorni del loro Monasterio; cioè il luogo, in cui fondata si vedeva la Chiesa, col detto Monasterio, & con ogni sua pertinenza; il ponte di Trebbia, la pescagione dello stesso fiume dal luogo di Gossolengo fino al detto ponte, li due rivi che da esso si estraevano co’ suoi molini, le terre, vigne e case di Gragnano; i Molini, le case, vigne e terreni di Casaliggio; le vigne case e terre nel territorio di Arcelli; & altre diverse tenute in Lorenzano, ò fosse Lorenzasco, in Passano, in Castelnuovo, in Momiano, in Calendasco, in Sarmato, in Campremoldo soprano, in Mamogo; le possessioni e beni di Gossolengo, di Valeria & altrove; il terreno appo la strada Romea insieme con la Chiesa & edificij suoi & anche alcune case che nella Città di Piacenza havevano
Vol. II pag. 370 XL Privilegio dello stesso Urbano II à favore dell’Abbazia di Quartazzola - (Apud D:Octav.Scotum de Agatiano) C.S. originale in latino.
vol. II pag. 378 Privilegio d’Innocenzo II per la Chiesa e Vescovato di Piacenza. Elenco d elle Chiese e Monasteri soggetti alla diocesi di Piacenza, tra cui il Monastero di S.Salvatore con le sue pertinenze, comprendenti terreni in Sarmato.
Vol. III pag. 54 Dell’istesso anno 1317, il medesimo Abbate di S.Savino investì a fitto perpetuo di una casa posta in quella Parochia Armano, Ruffino e Rebuffo fratelli dei Sacchelli. Questa famiglia c’hora m’occorre toccar qui di passaggio, e che ritrovo da più di tre secoli adietro imparentata coi Nobili in Piacenza, e sparsa per altre città, e luoghi, massime della Lombardia, e di cui tratterò più diffusamente altrove, fu sempre fertile di persone religiose, e pie, e produsse in tutt’i tempi huomini virtuosi e letterati in ogni genere. Guglielmo (Sachelli) marito di Bertolina figliola di Opizone degli Arcelli, huomo di molta prudenza e stimato nella nostra Patria, fu padre di Antonio, il quale ebbe in moglie Alovisia figliola di Tommaso Pallastrelli, donna di rare virtù, e caritativa verso de’ poveri e de’ luoghi pii,, a’ quali lasciò molti legati, come si ha dal suo testamento, Bertolina, sudetta erede per una parte di Opizino Arcelli suo fratello, morto il marito, col consenso d’Antonio suo figliolo, maritò con grossa dote in Rolando Bosione. Helena sua figlia, assegnandole, oltre denari in contanti e terreni nel territorio di Sarmato, tuttociò di cui ella haveva, investì a fitto perpetuo Bernabò, & Alberico fratelli, figluoli di Bartolomeo figliuolo del q.Ianone Malvicino Fontana suoi parenti, nella città di Piacenza, ecc....
Vol. III pag. 59 (Da Bartolomeo Bagarotti) Quanto poi alla peste, certo è, che in detto anno 1322, in Piacenza fu l’avventurosa venuta del glorioso San Rocco, nobilissimo francese di Mompolieri, dopo d’essere stato in molti pellegrinaggi, & haver in Roma, & in altri luoghi d’Italia risanati varij infermi appestati, liberò ancora il contado, e la Città nostra da simil contagio malamente vessata. E per cominciar dal favor, che la Divina Maestà a’ Piacentini fece, scacciando da loro, per le preghiere, e presenza di S. Rocco, il morbo pestilenziale: è da sapersi che il Santo pellegrino, prima d’entrare in Piacenza, visitò molti villaggi del territorio, e singolarmente fu a Caorso; dove a diversi in fermi di così fatto malore, incontanente rendette la pristina salute: poi ridottosi dentro la città, nel veder sù la strada Romea l’antica Chiesa di S.Maria di Betlemme (hoggi detta S.Anna) ivi per riposarsi alquanto, secondo ch’ei stanco era, e la stagione per li calori estivi assai ardente, ricoverossi Rocco: e mentre con fervorosa oratione si pose divotamente prima a supplicare il Signor Gesù Christo, e la Santissima Sua Madre per la salute del popolo piacentino, nanti una Imagine di Nostra Signora in figura di parto dipinta sul muro; meritò di sentir il sant’huomo, dopo una bellissima visione celeste, che dalla sacra Imagine gli fosse detto: Rocco servi di Dio, sarà essaudita la tua oratione. E ne successe l’effetto della liberatione non tanto dalla peste, ma anche dalla tirannide di Galeazzo (Visconti) e da altri molti mali, si come nel progresso vedremo; concedendo etiandio poco dipoi a’ nostri la Divina Clemenza il lor proprio Vescovo: talché i Piacentini nel temporale, e nello spirituale insieme furono mirabilmente per l’intercessione di San Rocco dal Padre delle Misericordie aiutati. Venuta dunque la sera il benedetto Rocco, povero pellegrino, nel vicino hospitale alloggiò, detto pur di Betlemme, per esser ragione della prefata Chiesa di S.Maria di Betlemme (se bene dismembrato poi da quella, & unito al Monasterio della Neve)............ma la notte, essendo il servo di Dio in dolce sonno avvisato, che gli facea di mestieri provare nel proprio corpo per amor di Christo asprissimi tormenti, ò dolori; fu nella coscia sinistra fieramente tocco, quasi che da un dardo acutissimo, dal male di peste; e non potendo per lo dolore intenso riposar egli, nè lasciare che gli altri infermi, e passaggieri poveri prendessero riposo; venne costretto a cercarsi altro albergo. Quindi col suo bastone in mano il meglio, che potè, condottosi alla porta di strà levata, che và verso il Piemonte, dopo passata la Chiesa di S.Antonio,, anzichè riposarsi nell’hospitale di essa, si fermò quivi in un luogo vicino aperto, ò capanna, che fosse, detta la casa di San Rocco (non già per questa dimora di esso San Rocco, come alcuni stimano; ma per altro rispetto da quello, che di sopra notammo, così addimandata) nè senza misterio, in quella guisa, che nella terra di Betlemme, interpretata casa di pane, nascer vi volle, che di se stesso dicea: Io sono il pane vivo, che discesi dal Cielo. Hor d’indi valicata la Trebbia, pervenne il buon’huomo dopo molto camino, che interrottamente, e con gran pena facea, al villaggio di Sarmato (Castello in tai dì de’ Pallastrelli, hoggi de’ Conti Scotti) &t ivi in una selva sotto fronzuti alberi fece alcuni giorni sua stanza; quando e gli nel solo aiuto di Dio havendo piena fiducia, fu dal Padre celeste miracolosamente scoperto al padrone, e Signore del luogo, ch’era Gottardo Pallastrelli, per via d’una cane da caccia, che ognidì levando dalla mensa di quello un pane, lo portava nel bosco a San Rocco; e ne seguirono poscia i maravigliosi accidenti, che nell’historia, ò vita di San Rocco si leggono, e noi in quella di San Gottardo rapportati habbiamo: avvengache in particolare, tra i segnalati effetti della superna providenza, adoperato allhora in favore de’ Piacentini, mediante la venuta del piissimo Rocco; uno fu la total mutatione di Gottardo, il quale per l’essempio, & avvisi del memorato Rocco, con cui si trattenne per alcun tempo, abbandonò egli ancor le ricchezze, e tutti gli agi del mondo, e Santo divenne. Liberata per tanto Piacenza nel presente anno col mezzo delle orationi di S.Rocco (che poi partendo di qua, sanato ben prima del suo male, se n’andò verso la Patria in Francia) dal durissimo flagello della pestilenza; si scosse ancora dal collo il pesantissimo giogo dell’horribil servitù di Galeazzo, di donde pendevano le carestie, e le guerre......
Vol III pag. 67 Nel detto mese di Agosto 1327 avvenne il felicissimo fine di due grandi servi di Dio, che per la loro bontà integerrima passarono ambidue co’ segni di santità da questa alla celeste vita........Il secondo fu San Rocco, che liberata haveva cinque anni innanzi dalla peste la città nostra. ..... San Rocco poi nello stesso anno presente, e nello stesso mese di Agosto, a’ sedici; dopo d’essere stato in prigione cinque anni (nè mai conosciuto da alcuno ma preso per spia) nella sua stessa patria in Francia con molti patimenti di fame, freddo, & altri disagi; rendette anch’esso la benedetta anima sua piena d’infiniti meriti al supremo Fattore: e non men dopo morte, che in vita restando lui chiaro per gli evidenti miracoli circa il liberar dalla peste i suoi divoti; da varij popoli vennero al detto Santo dedicate Chiese, e Capelli; & i piacentini non furono degli ultimi spetialmente sul territorio nei luoghi visitati dal Santo, e da esso con singolari gratie più degli altri segnalati: dico in Caorso, in Corvara, & in Sarmato; avendo egli nel primo villaggio moltitudine di persone notabile dal morbo pestilenziale sanata, e nel secondo fattavi scaturire miracolosamente una fontana, detta infin’hoggi di S.Rocco, non lungi dal Tempio di S.Maria in Corvara; & in Sarmato; oltre il tugurio del Santo nella selva, convertito in una Chiesa; due altri spetiali miracoli adoperati, cioè d’un altro fonte che egli in detto luogo parimenti fè sorgere; e del bastone piantati ivi da lui in terra, e divenuto fin’allhora albero fruttifero a guisa di quelli di San Christoforo, e di San Gregorio Taumaturgo: producitor di peri di squisito sapore, mà nella notte sola precedente la Festa di San Rocco (nè più ne meno che del Sarmento nel giorno di San Tommaso apostolo, e dell’oliva presso il sepolcro di San Torquato si legge) che però da’ fedeli per divotione erano nelle loro case asservati, & agli amici fuor di Piacenza per doni celesti mandati, e si mantenne in essere, e verdeggiante sempre, e fruttifera ogni anno la maravigliosa pianta predetta infin al tempo deì nostri avoli: ma poi per certi delitti (ò cosa nefanda e degna di lagrime) d’un omicidio commessovi, a d’una Vergine ivi rapita, e violata nell’occassione delle vigilie, che in honore, e per la festa del Santo di notte tempo vi si faceano; si seccò immantinente il miracoloso albero, nè mai più fece frutti, secondo la traditione de’ paesani, che si conferma in una Sacra Ode di Federico Scotti, Conte e Dottor di Leggi, & uno de’ feudatari del luogo, fatta in lode di San Rocco, la qual comincia.....
Vol. III pag 69 Da Monimenti antiquae Eccl. S.Annae. Così dentro la città di Piacenza nel Tempio di S.Maria di Betlemme tenuto da’ Frati de’ Servi; avendovi non molto dipoi San Gottardo, che dell’arte d ella pittura, per ricrearsi talhora (benche di casa nobile) si dilettava, dipinto al vivo sul muro l’imagine del suo c aro maestro San Rocco: ne seguì, che que’ Padri sì per questa, come per la miracolosa figura di Nostra Signora, dianzi detta, si acquistarono in quel luogo dopo la morte del Santo per la continua fama de’ suoi miracoli, un’assai frequente concorso, che diede loro speranza di poter in breve col sussidio dei divoti fedeli edificarvi una Chiesa, & un convento più grandi. Et esso Gottardo; ogni dì più avanzandosi, come buon discepolo, ne’ precetti avuti dal Santo; dicono che si ritirasse ad un’eremo in paese lontano, & ai suoi Cittadini (si come à noi sin’al presente) del tutto incognito di modo, che saper non possiamo nè il luogo, nè la Provincia, nè il tempo, nè la maniera del suo ultimo fine; eccetto che si continua in una ferma credenza, ch’egli morendo santamente fosse nel numero dei Santi in Cielo accolto, sì come in terra per tale pubblicamente è tenuto, e nelle Chiese, & altrove col diadema da Santo si dipinge, e gli sono anche erette prebende, & altari.
(Da Bart.Bagarotus in vita S.Rochi) Et evvi di più, che la sola memoria del tugurio, o vogliam dire della capanna, detta la Casa di San Rocco, fuor della Città in cui dicemmo, secondo l’antica tradizione, essersi riposato alquanto San Rocco prima di condursi a Sarmato,; eccitò tal divotione verso il predetto Santo in alcuni di quel vicinato,, che soprafatta Piacenza insieme con tutto il suo territorio dal mortifero morbo contagioso nell’anno 1630, eglino con viva fede nell’efficace intercessione di San Rocco entrati in detta capanna,& ivi rinchiusi per molto tempo vi stettero, e per li meriti di quello restarono in vita, e senza lesione alcuna del pestilential malor, che all’hora vuotò quasi tutte le Case de’ Cittadini, e degli abitanti ancora del Contado. Il che cagionò, che poscia ridotto fu quel luogo in un picciolo Oratorio dalla pietà del Medico Collegiato il Dottore Girolamo Moraggi, & in esso si celebra ogn’anno la festa del Santo, & una Messa ogni settimana per legato perpetuo da lui ordinato.
Vol III pag 70 anno 1328 Nel marzo appresso; dopo d’essere stato il Bavaro alcuni mesi durissimo in non voler essaudire nè i Baroni, nè Castruccio, che intercedevano per gl’incarcerati Visconti; si contentò alla fine sotto alcune sicurtà di dar loro la libertà, ma non il dominio delle terre, e Città, che tenevano. E vacata sul Piacentino in questo mentre nella Valle di Regio la Chiesa di S.Maria di Sarmato, soggetta immediatamente a’ Canonici del Duomo; Alberto Mancasola Preposito, à cui per gli statuti si apparteneva quella volta la collatione, nel dì 21. di Marzo vi elesse per Rettore, Don Antonino Ravazola da Vigolzone, stato procuratore del precedente Vescovo Ugo e surrogò in suo nome à dargli la tenuta Guglielmo Pigho, Canonico di S.Giovanni Evangelista.
Vol III pag. 75 anno 1334 Mà li Serviti oltre à ciò, maggiormente si accesero per la frequente divotione de’ Piacentini, & abbondanza delle limosine, che alla lor Chiesa si facevano in riverenza delle due sacre Imagini ricordate di sopra; cioè di Nostra Signora, che favellò a San Rocco; e dello stesso benedetto Rocco, effigiatovi, ò dipinto da San Gottardo: per cagione delle quali si ridussero anche i detti Serviti a perfetione l’opera; assai più presto de’ Carmeliti.
Vol III pag. 154 anno 1378 Vacava sul Piacentino appo Monte Santo la Chiesa di San Bartolomeo di Sarmato, ne ritrovavasi Prete, che pigliar la volesse ad uficiare; quando nel seguente Gennaio,, acciocchè i terreni di detta Rettoria non restassero inculti, furono dal Capitolo, e Canonici del Domo, à quali la collatione di essi si apparteneva, con titolo d’investitura a tempo concessi a Lorenzo de’ Gregorij; mentre in Vercelli reggeva la Pretura Francesco Scotto Piacentino, nato di Christoforo;& in Genova l’Archidiaconale dignità Uberto Arcelli da Piacenza, che nel febraio di quest’anno hebbe facoltà speciale dell’Abbate, e monaci di San Savino di eleggere a suo gusto il nuovo Priore della vacante chiesa di S.Vittoria di Libiola sul Genovese, capella del loro Monasterio.
Vol III pag. 190 anno 1412 (Da Locati) Nel detto anno il Duca Filippo Maria (Visconti) creò Filippo , e Bartolomeo fratelli di casa Arcella, Conti della Valtidone con libera, & ampia potestà, per essi, e discendenti loro sopra degli infrascritti Castelli, e terre; cioè di Castel San Giovanni, Borgonovo, Puzano, Corano, Piozzano, Montebolzone, Sarmato, la Mota, Tavernago, Sarturano, Agazzano, Poasio, Lisignano, Misano, Rezanello, Fabbiano, Castano, Vizano, Valziosa, Cantone con Boffalora, e Fragnano, Pianello e Traolao, la Sala, la Rocca d’Olzesi, con tutta la Valle pecorara, Arcello, Castelnovo, Calendasco, Ziliano, Montalbo, Agacino con la torre di Rotofredo, e territori, & attinenze loro, havendo l’istesso Duca costituito in Milano Capitano di Gente d’armi esso Filippo Arcelli. E confermò Manfredo Landi Signor di Rivalta, la concessione del qual luogo in feudo aveva suo padre Galvagno dal Duca Giovan Maria ottenuto.
Vol III pag. 296 anno 1354 Privilegio di Carlo IV imperatore concesso a Dondatio Malvicino Fontana Piacentino per la terra di Castel San Giovanni à lui infeudata. Concessione in feudo del Castello d C.S.Giovanni e terre dal Tidone e Luretta al Po e tutta la Valtidone. Da Mantova nel 1354.

 

 

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Vol. I° pag. 183.2

Vol. I° pag. 443.1

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Vol. I° pag. 46

Vol. I° pag. 288 anno 1000

Vol. II° pag,.68 anno 1187

Vol. II pag. 370

vol. II pag. 378

Vol. III pag. 54

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Vol III pag. 67

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(Da Bart.Bagarotus in vita S.Rochi)

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